Domenica sono andata a vedere Si alza il vento, l’ultimo film di Miyazaki. Ne hanno parlato un po’ tutti. E come evitare! A chiudere la carriera in bellezza non ci riescono mica in tanti. Lui sì. Trovo toccante che nel lungometraggio Miyazaki si apra totalmente al suo pubblico in modo poetico e bizzarro riunendo passioni, esperienze di vita e pensieri personali tutti in un unico film. Ma non mi voglio dilungare sul concetto o fare una recensione tutta mia. L’unica cosa che conta ora è dire i miei cinque Perché Sì.

Si alza il vento 2

  1. Gli occhiali di Jirō Horikoshi

    La scena iniziale in cui il giovane sogna di volare su un aeroplano e che si tramuta in incubo per via della perdita dei suoi occhiali mi ha subito disarmato. La miopia rappresenta il primo grosso inciampo nella vita del protagonista, fastidio che lo porta a riflettere su quali siano le sue possibilità di pilota e progettatore di aerei. A indirizzarlo verso quest’ultima opzione sarà in sogno il Signor Caproni. Ma quali altre possibilità aveva il piccolo Jirō? Gli aeroplani non possono essere guidati da chi ha difetti di vista. Il momento in cui il giovane si sveglia e vede appannato il mondo attorno a sé è anche il mio modo di percepire ciò che mi circonda. E, con la consapevolezza e la tristezza di sapere come ci si sente, mi chiedo: “Che la vita di Jirō Horikoshi sia andata così per colpa degli occhiali?”

  2. Le sigarette spente e impilate nel posacenere

    Il tempo passato a studiare matematica, a lavorare sulle progettazioni e a risolvere gli inghippi meccanici e ingegneristici è scandito dal numero di sigarette nei posacenere. Inutile dire che sono sempre tutti pieni. La sigaretta diventa qui uno strumento per concentrarsi, tranquillizzarsi e lavorare. Ma soprattutto è il simbolo della frustrazione, del sogno che non si realizza.

  3. L’aereoplanino di carta

    Che cos’è l’amore se non un gioco? Il tenerissimo momento in cui i due giovani protagonisti capiscono di amarsi è scandito dai lunghi viaggi di un aeroplanino di carta. Non si può far a meno di immedesimarsi, di ricordare quei momenti in cui anche noi siamo così. Buffi, bambineschi e concentrati solo su quella persona là, l’unica che conti, la più importante al mondo.

  4. Il terremoto

    Ogni tanto ritorna il fatto che io sia geologa. E la riproduzione animata del fenomeno mi ha in un certo senso riportato alle mie radici. C’era tutto: la distruzione, i movimenti oscillatori e sussultori, l’incredibile forza bruta della natura. E c’era in un certo senso anche la calma tutta giapponese di chi un fenomeno così lo vive da sempre e che non si sconvolge più di tanto. Vedendo l’ordine con cui gli uomini in treno si dirigevano ordinati verso la città distrutta mi son detta: ” Se capitava in Italia, sarebbe stato proprio uguale!”

  5. La forza dei desideri

    Jirō desidera progettare aerei e finirà per farlo, ma a caro prezzo. Dover fare a meno dei momenti con Naoko è la vendetta del mondo. L’uso del suo prototipo in guerra, senza possibilità di ritorno, è la vendetta del tempo. Perché, noi lo sappiamo, la vita è così e rincorrere un sogno, un desiderio, avere delle aspirazioni, se perseguite con le massime forze, costa. Si paga sempre tutto nel nostro mondo. E anche in quelli di Miyazaki. Ed è così che ascoltando il dialogo tra il protagonista e Caproni:

    C: “Preferiresti un mondo con o senza piramidi?”

    J: “Un mondo con le piramidi.”

    A me è tanto venuta voglia di dire: “No, un mondo senza!”

Recuperatelo Si alza il vento! Merita ancora molti altri 5 Perchè Sì!

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