Recensione di Dylan Dog #69 – Caccia alle streghe

dylanDylan Dog #69Caccia alle streghe esce nelle edicole nel 1992 per Sergio Bonelli Editore racchiudendo al suo interno una storia scritta da Tiziano Scavi e disegnata da Piero Dall’Agnol caratterizzata da una forte connesione con i fatti d’attualità che negli anni novanta colpirono il mondo del fumetto. Qui il creatore dell’Indagatore dell’Incubo trova un modo originale e intelligente per raccontare ai lettori la sua personale opinione sulla censura dando vita ad un prodotto anomalo senza snaturare la sua stessa creazione.

Caccia alle stregheOra, in occasione della ristampa Bao Publishing, che dopo Mater Morbi e Il sorriso dell’oscura signora, propone per la prima volta al suo pubblico in edizione deluxe dotata di ghiotti contenuti speciali una storia di Dylan Dog sceneggiata dallo stesso Tiziano Sclavi, provo ad analizzare quest’opera importantissima per la storia della testata.

La storia nella storia

La storia che ci viene proposta da Tiziano Sclavi è di per sè molto semplice e molto distante dal classico approccio dello sceneggiatore: Dylan Dog si ritrova a sostenere e assistere Justin Moss, suo amico fumettista, i cui lavori, a causa di alcune scene di violenza e di nudo, hanno attirato l’attenzione di padri bigotti, giornali e politici decisi a fermare la libertà di espressione degli autori per evitare che certi contenuti siano facilmente reperibili dai minori.

Appare quindi in secondo piano il caso che l’Indagatore dell’Incubo si accinge a risolvere, cioè quello relativo le presunte violenze subite da Sam a causa di alcuni fanatici nel nome di Daryl Zed, personaggio dei fumetti protagonista delle avventure disegnate da Justin. La trama secondaria, correlata alla possibile esistenza di messe nere a Londra, si lega agli avvenimenti principali, che si soffermano questa volta su una tipologia di orrore molto più quotidiana e subdola: la censura, intesa come strumento primario per controllare la massa e detenere così un potere illegittimo che mina la libertà personale di ogni singolo individuo.

Al carattere inquisitorio che acquistano personaggi come Lord Cherril e il padre del bambino che inizialmente cita per associazione a delinquere il creatore di Daryl Zed, Tiziano Sclavi inserisce anche un secondo livello di lettura metafumettistico, con lo scopo di rendere ancora più vivido il paragone tra autorità del presente e inquisitori del passato; nella lunga introduzione e nelle pagine finali ci si trova proprio di fronte a queste figure che, all’interno di un imponente sotterraneo, si accingono a torturare le streghe prima e a distruggere i nostri eroi poi.

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Curiosità 1: Caccia alle streghe sigla la prima collaborazione tra Tiziano Sclavi e Piero Dall’Agnol che prima d’ora aveva realizzato una serie di Dylan Dog in coppia con Claudio Chiaverotti. Nella lettera che il primo inviò al secondo (consultabile nella versione Bao Publishing) all’inizio del lavoro, oltre a ricevere le indicazioni per 24 tavole e il modo in cui si dirama per sommi capi la prima parte della storia, viene descritto il metodo di lavoro del creatore di Dylan Dog, che scriveva numerose sceneggiature in contemporanea consegnandole ai disegnatori di quindici pagine in quindici pagine.

Dalla realtà alla finzione

Il fatto di cronaca a cui si ispira Tiziano Sclavi per Caccia alle streghe è il duro trattamento riservato a Splatter da parte dei politici italiani che, dopo aver mosso un’interrogazione parlamentare contro i fumetti dalle tinte decisamente violente, riescono ad avere la meglio e a farli chiudere. Secondo i parlamentari del tempo le riviste prese di mira, le pubblicazioni della casa editrice ACME (in particolare ad essere citate sono Splatter, Primi delitti e il periodico Lobotomia), erano pericolose proprio per il fatto che i più piccoli potevano facilmente acquistarle in edicola ed essere istigati dai contenuti delle stesse a compiere atti inconvulsi. Come si legge negli atti della stessa interrogazione:

“tali pubblicazioni possono o di fatto sono acquistate nelle edicole anche dai minori; l’espandersi della violenza contro i minori è un fenomeno grave anche nel nostro Paese; comunque i minori vanno tutelati anche dalla violenza morale che nei fatti riportati viene certamente perpetrata nei loro confronti sia con i fumetti , sia con i racconti –: quali provvedimenti il Governo e in particolare il Ministero dell’interno e della giustizia intendano adottare in conformità ai compiti loro assegnati dalla legge nella prevenzione e vigilanza delle pubblicazioni che contengono istigazione a delinquere e grave violenza morale nei confronti dei minori.”

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Nonostante Dylan Dog non facesse parte di quella schiera dei fumetti a cui si riferisce il documento, il suo creatore respira in prima persona l’ondata di censura che verso la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta investe il mondo dell’editoria fumettistica. D’altro canto, pur non colpendolo direttamente, l’insieme di reclami, proteste e divieti vedono come nemici indiscussi l’horror e lo splatter che lo stesso sceneggiatore aveva portato in auge con la serie da lui ideata, anch’essa considerata tabù dalla maggior parte dei genitori benpensanti.

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Curiosità 2: Tiziano Sclavi parla di Caccia alle streghe in Antistoria del fumetto italiano, da Pazienza a oggi (in onda il 24 giugno 2004 su Cult Italia Network).

“Caccia alle streghe è un numero di cui vado fiero, ma non è piaciuto a nessuno. Era l’epoca in cui c’erano molti imitatori di Dylan Dog. Dylan Dog ha dato la stura a una serie infintita di imitazioni non dico brutte, però molto forti, molto più splatter. Questo ha provocato addirittura un’interrogazione parlamentare in cui devo dire, Dylan Dog non ci è mai entrato. In tutta la polemica sui fumetti splatter, sanguinari, Dylan Dog non è mai stato nominato né dai giornali né in questa interrogazione parlamentare. Mi ha fatto particolarmente dispiacere che uno dei firmatari di questa interrogazione parlamentare fosse Luciano Violante.”

Quando fa riferimento a Violante esso si riferisce al parlamentare comunista che firmò l’interrogazione. Il fatto colpì talmente tanto lo sceneggiatore che decise di inserire nell’albo una battuta a riguardo proprio sulla bocca di Dylan Dog.

“Pazzesco! Decine e decine di firme! C’è perfino quella di un comunista!”

“Forse i grandi pensano che i ragazzi non sono gente…”

Tale condizione permette a Tiziano Sclavi di costruire in maniera intelligente una forte critica sociale e allo stesso tempo un originale inno alla libertà di stampa e di espressione che suona in maniera molto simile all’assunto finale dell’articolo che Nicoletta Arstrom scrive in risposta ai politici che avevano criticato nel settanta i cartoni animati dei Super Robot di Go Nagai definendoli pericolosi e violenti.

“In realtà i bambini tutti questi problemi non se li pongono. Loro accettano o rifiutano i programmi secondi i loro gusti, a volte dimostrandosi più adulti e più ragionevoli di coloro che vogliono o possono amministrare i loro spettacoli. […] Non c’è forse, in questo genere di concetti, una logica di comportarsi da tutori o da censori? Fiducia nei bambini, invece. Sono intelligenti!”

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Anzi Caccia alle streghe fa di più sottolineando, grazie ai vividi disegni di Piero Dall’Agnol, quanto sia la censura stessa a generare una serie di atti violenti e/o scorretti, oltre ad essere essa stessa in primis una violenza morale. Nel corso degli eventi ci si trova, infatti, ad affrontare il tracollo fisico e psichico di Justin (esteticamente molto simile a Silver, direttore di Splatter in quel periodo), una serie di inganni perpetrati ai danni di Dylan Dog per incrementare le accuse nei confronti del fumetto Daryl Zed, le deliberate false testimonianze dei giornali e l’aggressività dei fan accanniti che rivogliono indietro il loro fumetto senza tagli; insomma una serie dopo l’altra di truffe, abusi, soprusi e atti brutali e inconvulsi.

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Curiosità 3: In Caccia alle streghe viene citato più volte Freddy Krouger; prima possiamo notare una sua action figure nello studio di Justin (pagina 28), poi viene nominato da Dylan dog a pagina 41…

“Mmm…E ci avete incontrato Freddy Krueger o siete solo caduta dal letto?”

e infine uno dei criminali di pagina 60 si presenta mascherato proprio come il protagonista di Nightmare.

Metafumetto con un protagonista speciale

A rendere particolarmente accattivante l’intreccio, sapientemente sviluppato dall’inizio alla fine, c’è la parte metafumettistica della vicenda che ha come protagonista principale Daryl Zed, versione pompata e “americana” dell’Indagatore dell’incubo creata da Justin ispirandosi proprio all’amico Dylan Dog. Prima che il suo stesso creatore cominci a lottare contro i propri persecutori, Daryl Zed è alle prese con gli inquisitori che ha involontariamente liberato da una lunga prigionia. Le streghe da loro torturate e processate secoli prima erano infatti riuscite a vendicarsi dei loro carnefici e a bloccarli nel sottorraneo fino all’arrivo dell’avventuriero…

Tiziano Sclavi utilizza le prime vetiquattro pagine di Caccia alle streghe per raccontare metaforicamente e senza svelare la fine tutto quello che succederà nelle pagine seguenti; Daryl Zed verrà infatti preso di mira dagli inquisitori che riusciranno a far chiudere definitivamente la testata. Inoltre, tramite questo escamotage, porta i lettori a riconoscere Dylan Dog in Daryl Zed e a sottolineare quanto sia grande il pericolo al quale è sottoposta la testata del suo personaggio.

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Tale sensazione è definitivamente svelata nel finale, dove osserviamo Dylan Dog che, alla ricerca di un riparo, si ritrova nel sotterraneo che si è già visto all’inizio e in cui vive la stessa avventura della creazione di Justin. Lo sceneggiatore, per giunta, si accomiata ponendo allo stesso lettore una domanda diretta, la più inquitante e terrificante di tutto l’albo, a cui neanche lui sa rispondere:

“Riuscirà Dylan Dog a salvarsi dagli Inquisitori?”

A noi il compito di dire la nostra.

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Curiosità 4: Proprio come Dylan Dog, Deryl Zed usa un’esclamazione piuttosto buffa per esprimere la sua sorpresa:

“Giosafatte salterino!”

Pare che questa esclamazione, utilizzata dall’amico Gianluigi Gonano, fosse stata accostata a Dylan Dog finchè Tiziano Sclavi scelse di modificarla all’ultimo in “Giuda ballerino!”.

C’è disegnatore e disegnatore

Per realizzare un fumetto così intenso e “speciale” viene scelto Piero Dall’Agnol che con il suo tratto riesce nello stesso tempo a dar vita a delle sequenze memorabili e a caratterizzare nel migliore dei modi ambienti e personaggi.

A sorpredere il lettore in ogni vignetta è proprio la cura che il disegnatore ha riservato ad ogni dettaglio, caratteristica che gli permette, grazie ad un accurato studio di ambienti e angolazioni, di realizzare un minuzioso lavoro nelle prime pagine in cui viene presentato l’enorme edificio in cui gli inquisitori tengono e distruggono emotivamente e fisicamente le streghe. Portoni, archi e volte, cupole, stretti cunicoli e strumenti di tortura, nell’intricata struttura architettonica, dominata dai mattoni, tutto appare visivamente chiaro. I neri che coprono le ombre dei sai, il fuoco dei roghi e il vuoto che si erge sopra le enormi porte non appaiono pieni come nel resto delle vignette ma semplicemente spennellati, quasi a sottolineare l’avvento del sovrannaturale e la fine di ogni cosa. Anche nella parte finale, in cui vengono riprese le stesse architetture, nulla cambia; mattone dopo mattone, Piero Dall’Agnol ci dà un quadro completo del sotterraneo, utilizzando inquadrature di impatto che, oltre a mostrare i sotterannei, colpiscono per l’ottima leggibilità e per le sensazioni di sospensione e d’angoscia che comunicano (pagina 89, 90 e 91).

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Il disegnatore è altrettanto brillante nel caratterizzare al meglio i personaggi. Senza soffermarsi su Dylan Dog e Groucho, salta subito all’occhio il lavoro realizzato su Justin e Sam in rapporto ai loro ruoli nella storia. Mentre osserviamo un rapido “miglioramento” delle condizioni di Sam che, dopo essersi “liberata” dei lividi, appare ancora più espressiva e ammaliante (si veda pagina 56 e pagina 58 e il sapiente modo con cui Piero Dall’Agnol gioca con le treccine e con lo sguardo della raggazza nei primi e primissimi piani), Justin crolla definitivamente fino a diventare pazzo, condizione perfettamente definita a pagina 80, dove le spesse occhiaie e il suo urlo muto, esprimono a pieno il grado di disperazione da lui raggiunto.

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Curiosità 5: Nello studio di Jusin Moss, nella vignetta 4 di pagina 51 appare un poster di Nathan Never, altro personaggio Sergio Bonelli Editore.

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This is the end…

Caccia alle streghe è uno di quei numeri di Dylan Dog da recuperare ad ogni costo, in un modo o nell’altro. Decidete voi se scegliere l’edizione Bao Publishing (con cover di Piero Dall’Agnol o di Gigi Cavenago e molti interessanti contenuti speciali tra cui la prima lettera di Tiziano Sclavi a Piero Dall’Agnol) o se acquistare l’albo #69, ma compratelo. Qui si parla di come la società generi orrori e di come sia difficile combattere contro la potenza del pensiero dei benpensanti. E di come Dylan Dog l’abbia fatta franca. Forse.

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