#DylanDogSenigallia: mostra e incontro

Giovedì 20 Agosto mi sono recata a Senigallia in occasione della rassegna Ventimilaleghesottoimari in Giallo con lo scopo di visitare la mostra dedicata a Dylan Dog e di assistere poi all’incontro con Paola Barbato, Gianfranco Manfredi e Angelo Stano.

La mostra, allestita con cura all’interno delle stanze del Palazzo del Duca, si pone il compito di presentare ai visitatori il mondo di Dylan Dog e il lavoro di due dei disegnatori storici della serie a fumetti: Angelo Stano e Bruno Brindisi. Le stanze, dominate dal colore rosso, raccontano tramite costumi, bozze, tavole e installazioni la lunga vita del personaggio, mostrano i vari passaggi che stanno dietro le copertine di Angelo Stano, si soffermano sulla cura per il dettaglio e sull’eleganza dello stile di Bruno Brindisi e guidano i visitatori fino alla storia che vede l’Indagatore dell’Incubo in trasferta a Senigallia, inedito realizzato dal duo Manfredi-Casalanguida. Tutto sommato la visita è stata piacevole e, nonostante l’assenza di tavole originali, alcune particolari trovate, come la creazione di una parete completamente tappezzata dalle copertine di Angelo Stano, sono state capaci di emozionarmi e affascinarmi.

Di seguito mi sono spostata nella splendida e suggestiva Rotonda sul Mare per ascoltare gli autori presenti discutere del successo di Dylan Dog partendo dalle loro esperienze personali. Primo a intervenire è stato Gianfranco Manfredi che ha ricordato la sua entrata in scena come sceneggiatore della testata nel 1994:

Dalla mia esperienza mi sono subito reso conto che c’erano mote lettrici cosa senza precedenti nel fumetto italiano e soprattutto in quello Bonelli che era una lettura prevalentemente maschile. Mi sono reso conto che piacevano molto certi elementi psicologici di Dylan Dog e cioè la sua malinconia e il fatto che non fosse un eroe vincente, anzi un eroe perdente, come diceva Sclavi “il detective con più alta serei di insuccessi” perchè quasi tutti i suoi clienti morivano. E, in quel momento di trapasso, mi è sembrato di cogliere una cifra, anche nel tipo di umorismo che usava, caratteristica dell’adolescenza che potrei definire la depressione. La depressione non è solo la melanconia, lo stare giù di tono; la depressione vive di alti e bassi, ci sono anche momenti di euforia. Questi due estremi e dell’ironia massima e dello sprofondare nell’incubo erano caratteristici del Dylan Dog degli anni novanta.

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Paola Barbato ha detto la sua, soffermandosi sul rapporto tra Dylan Dog e il suo creatore Tiziano Sclavi:

Dylan dog è diventato famoso per moltissime ragioni, tutte ragioni importanti: il periodo storico, l’aver intercettato un certo tipo di sensibilità…Per me l’elemento cardine è che Dylan è la proiezione di Tiziano. Dylan e Tiziano sono quasi coincidenti. Le caratteristiche di Dylan sono le caratteristiche di Tiziano. […] Con il tempo ho capito non solo che Tiziano era il suo creatore, che Tiziano era il cuore di tutto ciò che era intorno a Dylan Dog, che tutto si riferiva a lui, che tutto era interconnnesso a lui, ma anche che Tiziano era un genio. E quando Mauro mi portò a conoscerlo io avevo una paura tremenda. […] Lui aveva l’aria un po’ fragile, sembrava un uomo di cartavelina e io sono rimasta molto colpita e, molto spaventata ho reagito nelle maniere più sceme per cui sono diventata tracotante, quasi aggressiva io perchè avevo paura. Tiziano bontà sua aveva capito che non ero pericolosa e accompagnadomi alla porta mi disse: ” è stato bellissimo conoscerti” e poi guardando Mauro: “Non portarla mai più”. E invece no. per fotuna l’ho conosciuto.

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Infine Angelo Stano ha raccontato al numeroso pubblico presente (la Rotonda era piena!) come ha reagito dopo essere stato scelto per disegnare il numero uno della serie:

Era la prima volta che mi cimentavo in una storia così lunga. […] E quindi Dylan Dog aveva una complessità sovraccaricata dal fatto che era il primo episodio di una nuova serie e sentivo addosso una reponsabilità non da poco. Tuttavia ero anche un pochino baldanzoso per il semplice fatto di essere stato chiamato, tanto è vero che ho cercato di farlo a mio modo, ispirandomi a Schiele, che era il mio pittore preferito, perchè cercavo un approdo per il cosidetto fumetto d’autore.

Qualora vogliate ascoltare dal vivo alcuni frammenti degli interventi di Gianfranco Manfredi, Paola Barbato e Angelo Stano metterò a breve dsul mio canale You Tube.

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