Recensione di Pillole blu

Pillole blu 3Pillole Blu, fumetto di Frederik Peeters pubblicato nel 2001 e ora ristampato da Bao Publishing con un inedito finale è l’esempio di quanto un’esperienza personale possa risultare interessante e meritevole di essere raccontata. L’autore in questione decide infatti di esporre al suo pubblico una parte molto intima della sua vita narrando le vicende che lo legano alla sua compagna Kati, affetta da HIV e già madre di un bambino anch’esso sieropositivo.

E ci riesce in un modo poetico ed efficace, incentrando l’intero volume sui piccoli episodi della vita che lo hanno reso il compagno della donna e indagando, pagina dopo pagina, il suo rapporto con la malattia (a cui è estraneo, essendo lui l’unico protagonista sano della vicenda) senza scadere nel patetismo. La serenità della vita dei due e la capacità di fare della malattia un problema di routine, capace di ferire, sì, ma non di prendere il sopravvento, rende forte una relazione apparsa sin da subito equilibrata.

“Per lei perchè sapevo che tra noi poteva funzionare”

Dice tra sé e sé Fred senza mentire ogni volta che si confronta con la malattia, senza farsi sopraffarre dai dubbi e dalle paure che un terzo incomodo come l’HIV può generare. E così il percorso di conoscenza della malattia continua e permette al lettore di farsi davvero una cultura sull’argomento ad iniziare dall’esistenza delle pillole blu che Kati e suo figlio sono costretti a ingurgitare ogni giorno per combattere la replicazione virale e salvaguardare le proprie deboli difese immunitarie.

Pillole blu 1

Le paure, le insicurezze, i sensi di colpa e le esitazioni traspaiono dagli occhi e dalle espressioni dei personaggi in maniera nitida grazie ai disegni di Peeters, che sfrutta il suo tratto non realistico e delle spesse pennellate di nero per descrivere i momenti intimi tra i tre protagonisti della storia. Alla perfetta unione tra la scelta di uno stile molto personale e la delicatezza con cui viene trattato il tema principale del volume si associa la capacità di sfruttare due animali come un rinoceronte bianco ed un mammuth come metafore rispettivamente della possibilità di contrarre l’HIV e della visione razionale.

Nelle ultime pagine inserite nella nuova ristampa Bao Publishing i disegni si fanno meno cartooneschi (e meno “pasticciati” di nero) proponendoci un’intervista all’intero nucleo famigliare del protagonista e presentadoci le nuove prospettive di vita dei sieropositivi e facendoci intuire i notevoli progressi scientifici che hanno reso dignitosa e normale la vita di questi malati.

Pillole blu

Non posso che chiudere la recensione consigliando Pillole blu per tre fondamentali motivi: perchè è uno dei più bei fumetti che ho mai letto, perchè è in grado di aprire gli occhi al lettore su un tema ostico come la sieropositività senza tralasciare i sentimenti e i tormenti del malato e, infine (motivo per cui stimerò per sempre l’autore), perchè riesce a non scadere nel patetico e a raccontarci una storia d’amore per quello che dovrebbe essere, semplice, intensa, divertente e sempre viva.

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