Presentazione di Chanbara – La via del samurai

Il 20 Novembre 2015 a Milano presso la Feltrinelli di Piazza Duomo si è tenuta la presentazione di Chanbara – La via del samurai, ristampa a colori della saga giapponese realizzata da Roberto Recchioni e Andrea Accardi per Le Storie di Sergio Bonelli Editore. Il tour promozionale, che da Reggio Emilia ha portato i due autori a Milano, ha dato modo ai lettori presenti di scoprire la nuova edizione curata da Bao Publishing alla scoperta della colorazione del volume realizzata da Stefano Simeone e Luca Bertelè.

Dopo l’introduzione del moderatore Michele Foschini che paragona Roberto Recchioni e Andrea Accardi alle due spade chei samurai portavano sempre in battaglia (nei rispettivi ruoli di wakizashi, l’arma dell’onore utilizzata per il Seppuku, e katana, l’arma di difesa più lunga ed efficace), Roberto Recchioni ha iniziato a raccontare la genesi dell’opera:

La genesi delle due storie presenti nel volume Bao Publishing è un po’ particolare perchè Sergio Bonelli aveva delle idiosincrasie per alcuni specifici generi, quindi non amava e non voleva che fossero fatte storie sugli antichi romani, storie sui pirati, storie con tanti bambini e storie sui samurai. Mauro Marcheselli è invece un grande appassionato di samurai e di cultura giapponese proprio come me […] perciò, quando è nata la collana le Storie e gli ho proposto di realizzare una storia sui samurai, mi diede l’ok con l’intenzione di far leggere a Sergio la storia una volta che l’avessimo finita. Il nostro grande rimpianto è che non abbiamo potuto litigare con Sergio perchè è scomparso prima dell’uscita degli albi. Sono convinto che se una storia non fa incazzare nessuno è una storia inutile, cioè se una forma artistica o culturale non  ha neanche una provocazione  e genera e polarizza le opinioni vuol dire che hai sbagliato qualcosa.

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Andrea Accardi, unico disegnatore preso in considerazione da Roberto Recchioni per questa saga realizzata con l’intento di creare lo sposalizio perfetto di forma e contenuto, parla poi del rapporto che c’è tra Chanbara e Lone Wolf and Cub, che insieme al lavoro di Frank Miller in Ronin hanno influenzato notevolmente lo sceneggiatura durante la fase di scrittura:

Lone Wolf and Cub fu il secondo manga sui samurai che scoprì, anche se ammetto che una volta scoperto e rimasto affascinato da quelle atmosfere, lo avevo un po’ dimenticato. Infatti quando ho ripreso in mano tutta questa parte iconografica per questa storia di samurai non mi sono subito ispirato a Kojima, ma l’ho preso un po’ alla larga. Come prima cosa per documentarmi ho cercato le stampe giapponesi dell’epoca e usato Kojima e altri autori per avere una conferma di quello che vedevo.

Roberto Recchioni racconta poi i vari passaggi a cui Accardi ha sottoposto il suo lavoro:

Andrea (NdA: Accardi) ha lavorato su dei fogli a quadretti di un quadernone che poi ha messo all’interno di questi raccoglitori meravigliosi con delle pagine a matita incredibilmente dettagliate. Qualsiasi disegnatore li avrebbe inchiostrati e mandati in stampa. Lui ha fotocopiato i fogli in grande, li ha rilucidati e reinchiostrati. Parte di questo lavoro lo trovate nei contenuti speciali del libro, l’altra parte potete trovarla online usufruendo del QR-Code presente all’interno.

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Dopo aver rapportato l’uso dei quadernoni da parte di Andrea Accardi al metodo di lavoro che prediligeva Magnus nei suoi ultimi fumetti, caratterizzato da un controllo quasi ossessivo degli spazi e dei piccoli dettagli, ci si è soffermati sulla capacità che i due autori hanno avuto di dare un aspetto dinamico a tavole nate con un approccio fortemente controllato. Roberto Recchioni racconta:

Prima del fumetto giapponese in questo c’è veramente l’idea di quello che è il Giappone e di quello che è il Giappone che cerchiamo di raccontare. Quello che a me interessava era cercare di passare alcuni aspetti della cultura giapponese che amo moltissimo tra cui quello legato alla spada più che alle altre arti marziali. Un’altro aspetto che mi fa impazzire del Giappone è la loro concezione di poesia, l’haiku, la poesia più rigida del mondo […] che si basa sulla riscrittura costante. La ripetizione del gesto, la ripetizione della pratica portata all’interno di regole rigiddissime ti permette di ricercare dei modi per esprimerti che sono mille volte più violente e devastanti di quelli che adotti quando hai la totale libertà. Nella lavorazione di Chanbara mi sono divertito tantissimo a inserire degli haiku, alcuni sono molto famosi, altri sono miei; è stata un’esperienza divertente mescolarli e osservarne l’effetto.

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E Andrea Accardi:

Le stampe giapponesi hanno una composizione statica, ma in realtà all’interno ci vedo energia e movimento. Io l’ho esplicitato perchè la mia formazione da fumettista la devo molto ai manga, ma anche cartoni animati come Goldrake e Mazinga, Heidi e Anna dai capelli rossi. Molte cose sono inconsapevoli perchè mi vengono naturali come le linee cinetiche che vedete in alcune scene d’azione. Per me quello è il modo che conosco per rendere il movimento; non mi pongo la domanda se è meglio fare tante linee, una più piccola una più grande, o quanto spazio devo lasciare l’una dall’altra per renderle simili a quelle dei manga giapponesi.

Poi il disegnatore si sofferma a raccontare di quanto sia stato utile reimpastare nel tempo le sue influenze giapponesi all’arte di autori come Toppi e Battaglia e di quanto sia stato complesso ripensare le sue tavole a colori. Su quest’ultimo punto:

Luca Bertelè e Stefano Simeone hanno dato la loro personale visione della narrazione e delle atmosfere; se notate sono molto diversi uno dall’altro. Stefano ha tutta una sua poetica che ricorda quella che usa nei suoi fumetti e che mi ha in gran parte soddisfatto. Lo stesso con Luca Bertelè, che ha una paletta di colori più classica e che ha deciso di donare con le sue scelte maggior volumetria ai corpi.

Terminato l’incontro è suguito il firmacopie dei due autori.

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