2 Aprile 2016 – A Varese si è svolto l’incontro con Roberto Recchioni organizzato dall’Associazione ComiArte Varese presso la fumetteria Crazy Comics che ha visto lo sceneggiatore romano raccontarsi e confrontarsi con il pubblico a proposito della sua carriera, della sua concezione della donna e della filosofia nerd che sta imperversando in questi ultimi anni.

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Prima e dopo

“Nel corso degli anni ho capito come si facevano i fumetti e che ci volevo provare”. Non ci vuole molto a Roberto Recchioni per rendersi conto che il fumetto è la sua vita e che la sua strada è già segnata. Da quel momento, grazie alla sua grande forza di volontà e ad una buona dose di fortuna, riesce a farsi pubblicare da un piccolo editore e a dare una svolta definitiva alla sua carriera. “Non c’è un passo più grande di quello. Quando passi dal non essere pubblicato all’essere pubblicato hai compiuto il tuo più grande balzo professionale”.

Dai resti della sua prima pubblicazione nasce Pietro Battaglia e l’inizio della collaborazione con Eura Editoriale, lavoro che gli permette di ricavare il denaro necessario da investire nelle autoproduzioni Factory.

“L’autoproduzione è una strada importante per potere entrare in questo settore perchè obbliga il fumettista ad acquisire delle nozioni molto utili in relazione all’impaginato, al lettering, al modo in cui un albo viene mandato in tipografia, alla grafica, alle tempistiche.”

Da Napoli Ground Zero si passa a John Doe, personaggio che permette a Roberto Recchioni di entrare a far parte del cast di sceneggiatori della Sergio Bonelli Editore, per cui ora svolge il ruolo di Direttore Editoriale di Dylan Dog.

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Disegnatore o sceneggiatore?

“Penso il fumetto come un blockbuster hollywoodiano ma lo disegno come se fosse un underground americano. Le mie storie non si sposano quasi mai con il mio modo di disegnare, a meno che non decida di raccontare qualcosa di molto personale”. Così Roberto Recchioni racconta la sua difficoltà di approcciarsi al fumetto come autore completo, ricordando di come la sua carriera sia comunque iniziata facendo il disegnatore.

“Disegno perchè mi piace, perchè mi fa stare bene. Certe volte sono in grado di risolvere dei problemi più velocemente e nella maniera migliore rispetto a disegnatori più bravi di me. Ma non sarò mai un grande disegnatore. Come scrittore riesco ad essere bravo ogni tanto, come disegnatore mi costa molta fatica. Proprio per questo il mio io sceneggiatore non vorrebbe mai che il mio io disegnatore si occupasse delle sue storie.”

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Tra The Pink Album e le polemiche femministe

Dopo un breve excursus sui lavori personali (John Doe, La saga dei Samurai) e sui fumetti più amati (il primo ad essere citato non poteva essere altro che Il ritorno del Cavaliere Oscuro) e un’interessante analisi sulla sua rapporto con i social network (haters compresi), Roberto Recchioni ha parlato della sua collaborazione con Immanuel Casto, per cui ha realizzato le illustrazioni dell’ultimo album. “Credevo di conoscere il tipo di ostilità che poteva ricevere Immanuel Casto, mentre invece non ne avevo la più pallida idea.”

E sulle accuse di misoginia relative a Rrobe Porno e la polemica relativa la satira nei confronti della figura della ragazza nerd: “Sono accuse che mi vengono fatte da uomini” e “Il fenomeno della ragazza nerd è un fenomeno insopportabile. Le ragazze che ti dicono: <<Ma come sono nerd?>>, non sono nerd, stanno solo cercando di rispondere ad una categoria merceologica per ottenere un mio mi piace”.

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Da Jun a Rosa, la forza di essere eroine

Quando faccio notare il contrasto tra le “critiche femministe” che Roberto Recchioni subisce e la presenza di moltissimi personaggi femminili all’interno delle sue opere l’autore risponde: “In Orfani è pieno di personaggi femminili fortissimi: c’è Sam, c’è la Juric…Sì, è vero che sono cresciuto con Aliens di Cameron e con in mente donne che mi verrebbe da definire donne-uomini, però se penso a Juno, a Jun della serie dei Samurai e mi sembra di aver dato vita a dei bei personaggi femminili. Rosa è un personaggio di cui sono molto orgoglioso.”

Partendo poi dal rapporto che lega Rosa, Seba e Nuè, Roberto Recchioni racconta la sua personale visione dei rapporti interpersonali.

“Per me qualsiasi tipo di rapporto vale, ad eccezione di quando vuoi costringere una persona a fare qualcosa che non vuole fare. È molto difficile far passare questo concetto dentro un fumetto e farlo senza malizia. […] Il problema è che c’è molto perbenismo.”

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Sceneggiatura vs Editing

E sul rapporto tra il suo lavoro come Direttore di testata e quello di sceneggiatore afferma che: “È difficile e finirà. Non è un segreto che il mio incarico in Bonelli sia una mission a scadere. Quando riterremo che determinate strade sono state esplorate o quando il tempo che ho dato a disposizione si esaurirà io mi dimetterò tranquillamente. Non sarò mai un curatore eterno. Io sono un autore e un produttore di fumetti.”

E ancora: “L’esperienza è interessantissima, ha presentato moltissime difficoltà nuove, anche umane, e mi ha permesso di capire molte cose su di me. Ed è terribile quando vuoi scrivere e invece devi revisionare. Ho scritto meno Dylan Dog di quanti avrei voluto anche per quello.”

D’altro canto la possibilità di portare in Bonelli autori insoliti e di ripensare il formato degli albi speciali sono state esperienze che l’autore ha molto amato e di cui è particolarmente fiero.

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L’importanza del dolore e il firmacopie

Dopo aver raccontato le difficoltà relative la modernizzazione di Dylan Dog, come è nato il vampiro Pietro Battaglia e cosa lo ha spinto a scrivere Ya, si parla del tema del dolore e dell’importanza che ha nei suoi fumetti. “Cerco sempre di trattare il dolore come momento di creascita e di creazione.” racconta. “I miei personaggi attraversano sempre dei riti di passaggio legati al dolore e alla sofferenza che li porta o a diventare più forti o a cambiare in maniera radicale”.

Terminate le domande è iniziato la sezione firmacopie per i fan presenti.

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Qui di seguito trovate il video integrale dell’incontro. Enjoy it!

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