Recensione – La principessa spaventapasseri

Collocato all’interno della collana BaBAO di Bao Publishing, La principessa spaventapasseri è un fumetto realizzato da Federico Rossi Edrighi che racconta le vicissitudini di Morrigan e della sua crescita formativa tramite il susseguirsi di avvenimenti fantastici e surreali che pongono la protagonista al centro di un’antica guerra sovrannaturale di cui è uno degli aghi della bilancia. Da sempre sballattota in lungo e in largo da sua madre e da suo fratello, scrittori di fama a caccia di miti e leggende su cui basare i loro romanzi, la ragazzina è costretta a trasferirsi in un paesino di campagna dove si ritrova ad affrontare una terribile e imprevedibile nemesi, il Re Corvo, capace di depredare il nostro mondo e di dare vita al caos.

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Tema centrale dell’opera è il percorso di crescita intrapreso da Morrigan durante il susseguirsi degli eventi. La giovane protagonista che all’inizio ci appare frustrata, arrabbiata e incapace di apprezzare la vita da girovaga che la sua famiglia ha scelto per lei desiderando una situazione di stabilità che le permetta di farsi un giro di amici e di capire cosa vuole fare nella vita, si ritrova ad affrontare una situazione più grande di lei che la costringe a responsabilizzarsi e a mettersi in discussione mentre lotta per salvare la propria famiglia e il mondo intero.

Ed è proprio la sua capacità di analizzare e valutare la situazione senza dare per scontato che il bene (qui rappresentato dal manto del Principe Spaventapasseri che accompagna la ragazza durante tutte le sue battaglie conto il Re Corvo) sia un bene a tutto tondo a farle mettere in discussione la scelta del sacrificio, regalando al lettore una storia con una chiave di lettura diversa, intelligente e originale in cui l’eroina non è costretto a mettere la sua missione davanti alla sua individualità. La principessa spaventapasseri sovverte perciò il concetto di sacrificio e ne mette in dubbio la valenza forzatamente positiva ricordando ai lettori (alle mamme) quanto sia importante per la propria autodeterminazione (per l’autodeterminazione dei propri figli) pensare con la propria testa e non dare per scontato che le regole che ci vengono impartite siano sempre le più giuste.

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Il Re Corvo, simbolo dell’istinto e del caos, da rappresentante del male assoluto e bugiardo affabulatore, di pagina in pagina, diventa una controparte positiva in grado di portare avanti un differente punto di vista su questioni intime e personali relative la sessualità, la fiducia e l’amicizia, sottolineando l’ambiguità che gli riservano molti miti e leggende e ricordando alla protagonista quanto sia importante affrontare  la vita con una certa dose di leggerezza, impedendole di chiudere gli occhi di fronte al male maggiore della depersonalizzazione e della prigionia.

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Il tratto sintetico e cartoonesco di Federico Rossi Edrighi non è privo di  influenze disenyane (le W.I.T.C.H., per fare un nome) ma si fa notare sin da subito per  alcuni elementi che ne determinano l’originalità, quali la spigolosità dei corpi (si osservino come esempio la frangia, il viso e la corporatura di Morrigan e tutte le entrate in scena del Re Corvo) e degli oggetti e delle ambientazioni di interesse (dal mantello del Principe Spaventapasseri, alla gabbia presente nelle scene finali, fino alla dimora di Re Corvo e al suo manto animato), il rigido uso tematico dei colori viola e nero (sfruttati per definire le due fazioni, spesso si fanno strada sul resto degli ambienti invadendoli in modo minaccioso e intrigante grazie allo stile “graffiato” dei disegni) e lo sfruttamento dimanico delle tavole nelle scene d’azione (standard e statiche quando raccontano la vita quotidiana, si sbarazzano della struttura tradizionale per invadere l’intera pagina nelle parti in cui si celebra il conflitto tra le due entità sovranaturali).

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La capacità dell’autore di saper giocare con lo spazio a disposizione, trasformandolo prima in una rigida gabbia e poi in una superficie di sperimentazione sulla quale gestire i tempi e il ritmo della storia si dimostra un’ottima arma per descrivere la natura e il modo di agire dei protagonisti. Lo stormo di corvi diventa così un modo per coprire un’intera pagina di nero e riempirla di significante mostrando la famelicità e l’aggressività degli animali, le vignette che si susseguono senza lo spazio bianco (riempito dalle scene panoramiche di maggiore impatto presenti nella pagina) trasmettono inquietudine e paura, mentre le sequenze orizzontali che prendono maggiore spazio nella seconda parte del fumetto definiscono tramite il solo uso del disegno (i balloon son davvero pochi) le trasformazioni interiori ed esteriori di Morrigan.

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In definitiva La principessa spaventapasseri è un fumetto da non perdere sia per la sua capacità di esprimere una morale altra e più interessante riguardo la figura dell’eroe e la sua missione, sia per la gestione intelligente delle sequenze principali da parte dell’autore, due elementi questi che lo rendono un ottimo regalo per una mamma e il suo figlio adolescente.

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Questa è la mia recensione di:
La principessa spaventapasseri
Federico Rossi Edrighi
Bao Publishing, 2016
160 pagine, cartonato, a colori –  19.00 €
ISBN: 9788865436134

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6 commenti

  1. Gran bella recensione della Principessa! Invitante, acuta, scorrevole: ottimi i riferimenti grafici!
    Anche nella tua conferenza marchigiana a Cerasa ci sottolineasti il ricorso alla de-ri-strutturazione delle pagine come strumento narrativo ed accentuazione emotiva!👏👏👏

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    • Ne parlai all’ultimo incontro facendo commuovere mia zia e interessando le mamme (infatti credo che porterò una serie di fumetti per i più piccoli ad agosto). I prossimi incontri farò il video in diretta su Facebook.

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