Orfani: Terra Tour a Milano

Il 14 Gennaio alla fumetteria Supergulp di Milano si è tenuto il primo incontro dedicato a Orfani: Terra, ultima avventura in tre albi dedicata al mondo di Orfani, miniserie Sergio Bonelli Editore ideata da Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari.

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Per l’occasione Michele Masiero insieme a Emiliano Mammucari, Matteo Mammucari, Mauro Uzzeo, Giovanni Masi e Roberto Recchioni hanno presentato il progetto e parlato dell’albo Terra #1 –  Dalla cenere, primo prodotto Sergio Bonelli Editore uscito contemporaneamente in edicola e in fumetteria.

Dopo aver accennato proprio a questa particolarità dell’albo e alla decisione di creare una variant incentive omaggio per le fumetterie ogni dieci copie acquistate, ci si è soffermati sull’ esordio di Emiliano Mammucari come sceneggiatore e sul coinvolgimento di Gipi come copertinista di questa quinta serie.

Emiliano Mammucari ha poi presentato la squadra di disegnatori, composta da Alessio Avallone, Luca Genevose e Matteo Cremona, mentre Mauro Uzzeo ha sottolineato il fatto che a scrivere Dalla cenere, che si apre con la storia di due fratelli, siano proprio i due fratelli Mammucari. A proposito dell’esperienza lo stesso Emiliano Mammucari afferma:

“Sono tanti anni che sono disegnatore e proprio per questo c’è una partecipazione al disegno di un certo tipo, anche emotiva. Ma che cos’è la scrittura! Questa è la prima volta che scrivo e fa male in qualche modo perchè ti mette a nudo. Sono una persona che ci tiene al lavoro di squadra e scrivendo con Mauro e Giovanni ci siamo trovati a recitare le battute… Sono sicuro che questo esperimento della scrittura lo rifarò e che abbia cambiato la mia percezione del disegno. Inoltre in Bonelli c’è una tradizione di disegnatori passati alla scrittura…”

L’incontro si è chiuso con il firmacopie degli albi e della stampa realizzata per l’occasione dallo stesso Emiliano Mammucari.

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Recensione – La principessa spaventapasseri

Collocato all’interno della collana BaBAO di Bao Publishing, La principessa spaventapasseri è un fumetto realizzato da Federico Rossi Edrighi che racconta le vicissitudini di Morrigan e della sua crescita formativa tramite il susseguirsi di avvenimenti fantastici e surreali che pongono la protagonista al centro di un’antica guerra sovrannaturale di cui è uno degli aghi della bilancia. Da sempre sballattota in lungo e in largo da sua madre e da suo fratello, scrittori di fama a caccia di miti e leggende su cui basare i loro romanzi, la ragazzina è costretta a trasferirsi in un paesino di campagna dove si ritrova ad affrontare una terribile e imprevedibile nemesi, il Re Corvo, capace di depredare il nostro mondo e di dare vita al caos.

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Tema centrale dell’opera è il percorso di crescita intrapreso da Morrigan durante il susseguirsi degli eventi. La giovane protagonista che all’inizio ci appare frustrata, arrabbiata e incapace di apprezzare la vita da girovaga che la sua famiglia ha scelto per lei desiderando una situazione di stabilità che le permetta di farsi un giro di amici e di capire cosa vuole fare nella vita, si ritrova ad affrontare una situazione più grande di lei che la costringe a responsabilizzarsi e a mettersi in discussione mentre lotta per salvare la propria famiglia e il mondo intero.

Ed è proprio la sua capacità di analizzare e valutare la situazione senza dare per scontato che il bene (qui rappresentato dal manto del Principe Spaventapasseri che accompagna la ragazza durante tutte le sue battaglie conto il Re Corvo) sia un bene a tutto tondo a farle mettere in discussione la scelta del sacrificio, regalando al lettore una storia con una chiave di lettura diversa, intelligente e originale in cui l’eroina non è costretto a mettere la sua missione davanti alla sua individualità. La principessa spaventapasseri sovverte perciò il concetto di sacrificio e ne mette in dubbio la valenza forzatamente positiva ricordando ai lettori (alle mamme) quanto sia importante per la propria autodeterminazione (per l’autodeterminazione dei propri figli) pensare con la propria testa e non dare per scontato che le regole che ci vengono impartite siano sempre le più giuste.

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Il Re Corvo, simbolo dell’istinto e del caos, da rappresentante del male assoluto e bugiardo affabulatore, di pagina in pagina, diventa una controparte positiva in grado di portare avanti un differente punto di vista su questioni intime e personali relative la sessualità, la fiducia e l’amicizia, sottolineando l’ambiguità che gli riservano molti miti e leggende e ricordando alla protagonista quanto sia importante affrontare  la vita con una certa dose di leggerezza, impedendole di chiudere gli occhi di fronte al male maggiore della depersonalizzazione e della prigionia.

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Il tratto sintetico e cartoonesco di Federico Rossi Edrighi non è privo di  influenze disenyane (le W.I.T.C.H., per fare un nome) ma si fa notare sin da subito per  alcuni elementi che ne determinano l’originalità, quali la spigolosità dei corpi (si osservino come esempio la frangia, il viso e la corporatura di Morrigan e tutte le entrate in scena del Re Corvo) e degli oggetti e delle ambientazioni di interesse (dal mantello del Principe Spaventapasseri, alla gabbia presente nelle scene finali, fino alla dimora di Re Corvo e al suo manto animato), il rigido uso tematico dei colori viola e nero (sfruttati per definire le due fazioni, spesso si fanno strada sul resto degli ambienti invadendoli in modo minaccioso e intrigante grazie allo stile “graffiato” dei disegni) e lo sfruttamento dimanico delle tavole nelle scene d’azione (standard e statiche quando raccontano la vita quotidiana, si sbarazzano della struttura tradizionale per invadere l’intera pagina nelle parti in cui si celebra il conflitto tra le due entità sovranaturali).

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La capacità dell’autore di saper giocare con lo spazio a disposizione, trasformandolo prima in una rigida gabbia e poi in una superficie di sperimentazione sulla quale gestire i tempi e il ritmo della storia si dimostra un’ottima arma per descrivere la natura e il modo di agire dei protagonisti. Lo stormo di corvi diventa così un modo per coprire un’intera pagina di nero e riempirla di significante mostrando la famelicità e l’aggressività degli animali, le vignette che si susseguono senza lo spazio bianco (riempito dalle scene panoramiche di maggiore impatto presenti nella pagina) trasmettono inquietudine e paura, mentre le sequenze orizzontali che prendono maggiore spazio nella seconda parte del fumetto definiscono tramite il solo uso del disegno (i balloon son davvero pochi) le trasformazioni interiori ed esteriori di Morrigan.

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In definitiva La principessa spaventapasseri è un fumetto da non perdere sia per la sua capacità di esprimere una morale altra e più interessante riguardo la figura dell’eroe e la sua missione, sia per la gestione intelligente delle sequenze principali da parte dell’autore, due elementi questi che lo rendono un ottimo regalo per una mamma e il suo figlio adolescente.

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Questa è la mia recensione di:
La principessa spaventapasseri
Federico Rossi Edrighi
Bao Publishing, 2016
160 pagine, cartonato, a colori –  19.00 €
ISBN: 9788865436134

Presentazione di Outcast con Paul Azaceta

Esce il 6 giugno in anteprima mondiale su Fox (canale 112 di Sky), ma alcuni fortunati ne hanno già avuto un assaggio durante l’anteprima europea svoltasi a Roma lo scorso 19 Aprile e in occasione del Napoli Comicon in questo week-end con tanto d’incontro con gli attori del cast (Patrick Fugit, Philip Glenister, Wrenn Schmidt, Reg E. Cathey e Kate Lyn Sheil). Si tratta di Outcast serie televisiva tratta dall’omonimo fumetto realizzato da Robert Kirkman (creatore e sceneggiatore di Invincible e The Walking Dead) e dal disegnatore Paul Azaceta.

A ridosso dal lancio del primo trailer del telefilm Paul Azaceta ha partecipato al tuor promozionale del fumetto organizzato da Saldapress dedicando ai propri fan le copie di Outcast nei pressi di Lucca, Roma, Bologna e Milano. Ed è proprio a Milano che ho assistito sia al firmacopie che si è tenuto in Alastor sia all’incontro che si è svolto a Wow – Museo del Fumetto in occasione della breve mostra dedicata all’autore di cui vi racconto qui sotto.

Guarda il trailer di Outcast

Il firmacopie in Alastor

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L’incontro al Wow – Museo del Fumetto

Dopo aver riassunto brevemente le tematiche della serie che narrano le vicissitudini di Kyle Barnes, personaggio che vive ai margini della società per evitare i fenomeni di possessione demoniaca che gli anno distrutto la vita, e dopo aver ricordato in che mondo Saldapress ha deciso di pubblicare i volumi della serie (disponibile sia in b/n in formato bonelliano sia nella sua versione a colori), Andrea G. Ciccarelli ha dato la parola a Paul Azaceta che ha raccontato come è nato Outcast e ha poi descritto il suo lavoro avvalendosi della presenza dei suoi originali in mostra.

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“Iniziare a lavorare ad Outcast ha significato tanto ed è per me importantissimo.” Ha iniziato Paul Azaceta. “Come prima cosa da appassionato di genere horror mi sono chiesto quale potesse essere il modo migliore per trasporre in immagini l’idea che io avevo dell’horror e a che cosa  potesse funzionare e cosa no. Quindi avevo molti pensieri in testa prima di iniziare a lavorarci sopra. Credevo che la cosa più difficile da fare fosse inserire nelle tavole quell’elemento che fa scattare la paura. In un fumetto non puoi far passare quella dimensione psicologica della paura sfruttando la musica come si fa nei film perciò ho dovuto lavorare in primis su questo aspetto. Quello che ho pensato di fare è stato quindi di trasferire nel disegno questo meccanismo che negli altri media viene raggiunto sfruttando diversi stratagemmi.”

Spostando il discorso sul ruolo che ha la possesione demoniaca nel fumetto e su come i due autori abbiano deciso di portare avanti la tematica portata in  auge dal libro e dal romanzo L’esorcista nei primi anni settanta, il disegnatore afferma quanto sia necessario confrontarsi con la cinematografia horror e conviverci, esattamente come fa The Walking Dead.

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“Quello che facciamo in Outcast è raccontare l’horror sfruttandone le sue mille sfaccettature e far scoprire l’orrore al lettore sfruttando un formato temporale più lungo di quello che ci ha abituato il cinema.”

Sull’inscatolamento che caratterizza l’opera inizialmente e va a perdersi nei capitoli successivi in cui si osserva una vera e propria apertura verso l’esterno Paul Azaceta ragiona in questi termini:

“I personaggi rimangono sempre legati alle proprie paure che rappresentano metaforicamente il tema dell’opera. Proprio per questo motivo il fumetto riesce a ricreare questa dimensione claustrofobica. Ricreare l’apertura verso l’esterno ci ha permesso di svincolarci dalla claustrofobia nella quale il personaggio sembra essere intrappolato. Ciò crea un’interazione tra il pensiero del personaggio che guardando il panorama che si trova all’esterno si proietta in una nuova dimensione di apertura.”

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Ci si sofferma poi sul reverendo Anderson, co-protagonista della vicenda e personaggio preferito di Paul Azaceta che grazie alle sue fragilità (in forte contrasto con la sua incrollabile fede) e alla sua necessità di comprendere il male ancestrale per quello che è si conferma come uno dei personaggi centrali e più complessi di Outcast, definito graficamente tramite la scelta di renderlo sempre sicuro si sè e di tenerlo al centro dell’attenzione durante gli esorcismi in contrasto con la decisione di far trasparire la sua riflessività e le sue paure nelle scene in cui è solo con il suo io.

E sul coinvolgimento nella serie televisiva:

“Nell’adattamento televisivo si stanno attenendo all’evoluzione della trama del fumetto. Io e Robert siamo liberi di portare avanti il fumetto come desideriamo, mentre i produttori della serie televisiva non fanno altro che cercare di trovare il modo per raccontare la storia di Outcast nella maniera più idonea. So che stanno cercando di rimanere fedeli all’originale, anche se in alcuni casi i cambiamenti risultano necessari per cercare di rendere al meglio alcune scene sfruttando la diversità dei due mezzi espressivi.”

La mostra degli originali

Dopo una breve descrizione del suo modo di lavorare in rapporto al fatto che gli albi americani vengono colorati da Elizabeth Breitweiser (che si basa sull’idea di sfruttare il colore per esprimere le emozioni e trasferire l’atmosfera lugubre di Outcast sul suo disegno) e sul modo di ideare le copertine del fumetto alla ricerca di uno stile grafico essenziale in grado di catturare l’attenzione del lettore, si è passati ad analizzare le tavole originali in mostra.

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“Questa doppia tavola è una delle mie preferite in cui vi fate un’idea dell’ambientazione di Outcast. Questa è una scena indicativa in cui si racconta molto e prorpio per questo correvo il rischio dei essere noioso. Mi sono allora deciso di disegnarlo come se fosse un documentario dove alcuni personaggi non appaiono al centro della scena, spostando l’attenzione su alcuni dettagli come ad esempio le mani sulla balaustra.”

“Quando abbiamo iniziato a parlare della mostra, non ero certo che funzionasse ma volevo mostrare le copertine ultimate con a fronte il disegno. Vedendole ora trovo che il risultato sia fantastico perchè spiega benissimo la lavorazione a più strati presenti nei disegni.”

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“Questa la copertina del numero sei (nella foto in basso a sinistra), e qui vedete che ho realizzato due versioni della scena, una illuminata dalla luce e una in ombra per creare gli strati e facilitare il processo di colorazione successivo. Questa è la mia preferita. Quando l’ho realizzata avevo dei dubbi sul fatto che avrebbe funzionato poi, togliendo alcune linee e definendo meglio i profili, ho ottenuto un effetto soddisfacente. Questa è un’altra delle migliori (si riferisce alla cover dell’albo numero tre, nella foto in basso sulla destra) perchè trovo che Elizabeth sia riuscita scegliendo le giuste gradazioni di rosa e giallo a far uscire i due volti in maniera brillante. E poi è la preferita di mia moglie e l’unica senza nessuna macchia di sangue e nessun mostro.”

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E riguardo a Robert Kirkman…

In chiusura Paul Azaceta parla del suo rapporto con Robert Kirkman:

“Non per fare troppi complimenti a Robert Kirkman, ma la nostra è una simbiosi perfetta. Lui ha un’idea ben precisa di quello che vuole dire con la sua storia in ogni momento. La sceneggiatura è sempre dettagliata e mi dice sempre cosa deve accadere. Allo stesso tempo è sempre attento e pronto ad ascoltare i miei suggerimenti e le mie idee creative. Non mi sento perciò obbligato dalle sue indicazioni che considero le fondamenta di questa storia.”

All’incontro è seguito un firmacopie per i fan.

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Si è parlato di:
Outcast #1 – Il reietto
Robert Kirkman, Paul Azaceta
Traduzione: Stefano Menchetti
SaldaPress, 2015
72 pagine, brossurato, bianco nero –  2,30 €
ISBN: 977811011800750001

ComicArte Varese: incontro con Roberto Recchioni

2 Aprile 2016 – A Varese si è svolto l’incontro con Roberto Recchioni organizzato dall’Associazione ComiArte Varese presso la fumetteria Crazy Comics che ha visto lo sceneggiatore romano raccontarsi e confrontarsi con il pubblico a proposito della sua carriera, della sua concezione della donna e della filosofia nerd che sta imperversando in questi ultimi anni.

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Prima e dopo

“Nel corso degli anni ho capito come si facevano i fumetti e che ci volevo provare”. Non ci vuole molto a Roberto Recchioni per rendersi conto che il fumetto è la sua vita e che la sua strada è già segnata. Da quel momento, grazie alla sua grande forza di volontà e ad una buona dose di fortuna, riesce a farsi pubblicare da un piccolo editore e a dare una svolta definitiva alla sua carriera. “Non c’è un passo più grande di quello. Quando passi dal non essere pubblicato all’essere pubblicato hai compiuto il tuo più grande balzo professionale”.

Dai resti della sua prima pubblicazione nasce Pietro Battaglia e l’inizio della collaborazione con Eura Editoriale, lavoro che gli permette di ricavare il denaro necessario da investire nelle autoproduzioni Factory.

“L’autoproduzione è una strada importante per potere entrare in questo settore perchè obbliga il fumettista ad acquisire delle nozioni molto utili in relazione all’impaginato, al lettering, al modo in cui un albo viene mandato in tipografia, alla grafica, alle tempistiche.”

Da Napoli Ground Zero si passa a John Doe, personaggio che permette a Roberto Recchioni di entrare a far parte del cast di sceneggiatori della Sergio Bonelli Editore, per cui ora svolge il ruolo di Direttore Editoriale di Dylan Dog.

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Disegnatore o sceneggiatore?

“Penso il fumetto come un blockbuster hollywoodiano ma lo disegno come se fosse un underground americano. Le mie storie non si sposano quasi mai con il mio modo di disegnare, a meno che non decida di raccontare qualcosa di molto personale”. Così Roberto Recchioni racconta la sua difficoltà di approcciarsi al fumetto come autore completo, ricordando di come la sua carriera sia comunque iniziata facendo il disegnatore.

“Disegno perchè mi piace, perchè mi fa stare bene. Certe volte sono in grado di risolvere dei problemi più velocemente e nella maniera migliore rispetto a disegnatori più bravi di me. Ma non sarò mai un grande disegnatore. Come scrittore riesco ad essere bravo ogni tanto, come disegnatore mi costa molta fatica. Proprio per questo il mio io sceneggiatore non vorrebbe mai che il mio io disegnatore si occupasse delle sue storie.”

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Tra The Pink Album e le polemiche femministe

Dopo un breve excursus sui lavori personali (John Doe, La saga dei Samurai) e sui fumetti più amati (il primo ad essere citato non poteva essere altro che Il ritorno del Cavaliere Oscuro) e un’interessante analisi sulla sua rapporto con i social network (haters compresi), Roberto Recchioni ha parlato della sua collaborazione con Immanuel Casto, per cui ha realizzato le illustrazioni dell’ultimo album. “Credevo di conoscere il tipo di ostilità che poteva ricevere Immanuel Casto, mentre invece non ne avevo la più pallida idea.”

E sulle accuse di misoginia relative a Rrobe Porno e la polemica relativa la satira nei confronti della figura della ragazza nerd: “Sono accuse che mi vengono fatte da uomini” e “Il fenomeno della ragazza nerd è un fenomeno insopportabile. Le ragazze che ti dicono: <<Ma come sono nerd?>>, non sono nerd, stanno solo cercando di rispondere ad una categoria merceologica per ottenere un mio mi piace”.

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Da Jun a Rosa, la forza di essere eroine

Quando faccio notare il contrasto tra le “critiche femministe” che Roberto Recchioni subisce e la presenza di moltissimi personaggi femminili all’interno delle sue opere l’autore risponde: “In Orfani è pieno di personaggi femminili fortissimi: c’è Sam, c’è la Juric…Sì, è vero che sono cresciuto con Aliens di Cameron e con in mente donne che mi verrebbe da definire donne-uomini, però se penso a Juno, a Jun della serie dei Samurai e mi sembra di aver dato vita a dei bei personaggi femminili. Rosa è un personaggio di cui sono molto orgoglioso.”

Partendo poi dal rapporto che lega Rosa, Seba e Nuè, Roberto Recchioni racconta la sua personale visione dei rapporti interpersonali.

“Per me qualsiasi tipo di rapporto vale, ad eccezione di quando vuoi costringere una persona a fare qualcosa che non vuole fare. È molto difficile far passare questo concetto dentro un fumetto e farlo senza malizia. […] Il problema è che c’è molto perbenismo.”

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Sceneggiatura vs Editing

E sul rapporto tra il suo lavoro come Direttore di testata e quello di sceneggiatore afferma che: “È difficile e finirà. Non è un segreto che il mio incarico in Bonelli sia una mission a scadere. Quando riterremo che determinate strade sono state esplorate o quando il tempo che ho dato a disposizione si esaurirà io mi dimetterò tranquillamente. Non sarò mai un curatore eterno. Io sono un autore e un produttore di fumetti.”

E ancora: “L’esperienza è interessantissima, ha presentato moltissime difficoltà nuove, anche umane, e mi ha permesso di capire molte cose su di me. Ed è terribile quando vuoi scrivere e invece devi revisionare. Ho scritto meno Dylan Dog di quanti avrei voluto anche per quello.”

D’altro canto la possibilità di portare in Bonelli autori insoliti e di ripensare il formato degli albi speciali sono state esperienze che l’autore ha molto amato e di cui è particolarmente fiero.

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L’importanza del dolore e il firmacopie

Dopo aver raccontato le difficoltà relative la modernizzazione di Dylan Dog, come è nato il vampiro Pietro Battaglia e cosa lo ha spinto a scrivere Ya, si parla del tema del dolore e dell’importanza che ha nei suoi fumetti. “Cerco sempre di trattare il dolore come momento di creascita e di creazione.” racconta. “I miei personaggi attraversano sempre dei riti di passaggio legati al dolore e alla sofferenza che li porta o a diventare più forti o a cambiare in maniera radicale”.

Terminate le domande è iniziato la sezione firmacopie per i fan presenti.

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Qui di seguito trovate il video integrale dell’incontro. Enjoy it!

Recensione di Punk Rock Jesus

Punk Rock Jesus è una miniserie Vertigo del 2012 ideata e disegnata interamente da Sean Murphy che, dopo l’esperienza di Off Road, riprende di nuovo il ruolo di autore unico proponendo ai lettori una storia molto particolare che si ripromette in primis di indagare la varietà di legami che l’uomo intesse con la religione. L’intrigante punto di partenza da cui si sviluppano le intere vicende narrate dal fumetto è la scelta di una mittente televisiva di clonare un essere umano sfruttando il DNA della sacra sindone e dando vita ad un reality show che mostra per intero la vita di Gesù Cristo, dal secondo avvento fino alla fine dei suoi giorni. Le condizioni in cui il nuovo Salvatore Chris, un bambino come tanti altri, è costretto a vivere insieme a sua madre Gwen, ragazza vergine scelta appositamente con un televoto, lo portano ben presto ad acquisire una visione disincantata del mondo che manifesterà in seguito con carisma e devozione esibendosi come cantante punk rock del gruppo Flak Jackets.

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Il tema principale del fumetto è il ruolo che ha la religione nella nostra vita, il modo in cui essa riesce ancora ad influenzare le masse e le diverse tipologie di credenti che essa plasma. La serie di riflessioni proposte mediante l’esistenza all’interno del fumetto di numerosi personaggi credenti e movimenti cristiani (dalla guardia del corpo cattolica ex IRA Thomas, a Maria-Gwen fino alla branca di fanatici religiosi dell’NCA), vengono sovvertite dalla figura di Chris (SPOILER: che in breve tempo diventa una sorta di apostolo dell’ateismo, trasformando la sua visione in un vero e proprio credo fanatico), e degli scienziati Clark ed Epstein, a rappresentare rispettivamente l’uomo che contrappone la scienza alla religione e quello che pur non credendo in Dio rispetta il valore della ricerca scientica.

L’amore per la scienza e il bisogno di Chris di conoscere quella serie di argomenti tabù a lui tenuti nascosti durante le riprese del reality show diventano il motore che dà il via alla formazione e alla maturazione dell’adolescente che inizia a riflettere sul suo status e sulla percezione che il mondo intero ha di lui, seguendo un percorso piuttosto simile a quello compiuto dallo stesso autore durante l’elaborazione del fumetto. Altri elementi autobiografici sono dati dalla ricerca e dal raggiungimento della libertà da parte del giovane protagonista che, ribellandosi a coloro che hanno cercato di plasmarlo a suon di lezioni religiose come solo un giovane ferito e umiliato sa fare, si avvicina alla musica punk rock con la quale decide di esprimere la sua rabbia e le sue nuove idee in maniera efficace e appagante.

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Il protagonista finisce quindi per confrontarsi ferocemente con la società becera, perbenista e facilmente controllabile che gli ha donato, come un moderno Cristo, una vita dolorosa e una debilitante prigionia. Il contesto socio-politico in cui si svolgono le vicede oltre a ricordare tremendamente il nostro (l’autore ha spiegato che l’idea di mostrare i mali della nostra società attraverso Punk Rock Jesus è arrivata dopo aver ascoltato un discorso di Sarah Palin), diventa anche uno strumento attraverso il quale viene veicolato un messaggio ben preciso: l’incapacità di venirsi incontro e la violenza non fanno altro che generare odio e paura, al contrario la pazienza e il confronto permettono di raggiungere i propri obbiettivi su tempi dilatati. Il finale dell’opera, in tal senso, sembra quasi sottolineare quanto sia importante mantenere un atteggiamento moderato ed essere tolleranti nei confronti del prossimo, specialmente in un contesto così complesso e ostile.

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Vero punto di forza del fumetto, nonostante il numeroso ammontare di spunti di cui è tappezzata l’intera storia e che nel complesso danno vita ad un opera interessante e caratterizzata da un certo grado di profondità, sono i disegni di Murphy. L’autore, dopo aver deciso di puntare sul bianco e nero, sfrutta il lavoro di inchiostrazione per donare alle sue tavole un coinvolgente dinamismo e il pathos necessario per dar vita alle scene più emotivamente coinvolgenti. La struttura della tavole è ben concepita permettendo al lettore una leggibilità non scontata che non si scontra con la scelta di realizzare vignette piuttosto complesse (vuoi per il numero di personaggi in scena, vuoi per la scelta di dar corpo agli oggetti sfruttando i neri, vuoi per la presenza di sequenze fittissime) e dettagliate (come nel caso dei campi lunghi ricchi di particolari). I protagonisti presentano volti spigolosi molto spesso delineati da sporchi tratteggi che ne tracciano i lineamenti, ne definiscono le ombreggiature e ne fanno trapelare le emozioni, mentre i loro corpi acquistano peso grazie ad un intelligente scelta delle inquadrature e ad un inchiostrazione modulata in maniera differente di caso in caso (grosse macchie di nero delineano la corporatura possente di Thomas, pieghe molto fitte ci mostrano la magrezza di Gwen e Chris, ecc).

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Punk Rock Jesus è sicuramente un fumetto che vi consiglio di recuperare sia per la profondità con cui Sean Murphy decide di trattare temi molto complessi sia per il suo straordinario lavoro alle matite e alle chine. Infine vi segnalo che di quest’opera è stata pubblicata un’edizione deluxe (Lion, 2015) davvero ben fatta in cui sono presenti numerosissime pagine di contenuti speciali che comprendono i layout, le matite, gli schizzi e la concept art concepiti per il fumetto; insomma il volume che tutti i fan di Sean Murphy vorrebbero avere.

Questa è la mia recensione di:
Punk Rock Jesus
Sean Murphy
Lion, 2015
360 pagine, cartonato, b/n –  34.95 €
ISBN: 978886971102

La Juice-Tice League di Fulvio Obregon

In occasione dell’uscita di Batman v Superman l’illustratore brasiliano Fulvio Obregon ha realizzato una serie che ritrae i protagonisti del film alle prese con la preparazione di cibi salutari e lunghe sedute di allenamento in collaborazione con il brand di succhi di frutta Plenish. L’idea che sta dietro la campagna, a cui è stato dato il divertente nome di The Juice-Tice Leagueè quella di presentarci in maniera scanzonata la possibile vita quotidiana di Batman, Superman e Wonder Woman alle prese con allenamenti, meditazione e brevi momenti di riposo e di accostarli ad alcune salutari ricette a base di avocado, salmone, insalata e zenzero.

Qui di seguito trovate una ricca gallery che raccoglie alcune delle sue illustrazioni!

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Dragonero: ripartiamo da Le Origini

Il 19 Novembre 2015 a Milano presso il Mondadori Store di Via San Pietro all’Orto si è tenuta la presentazione della ristampa Dragonero – Le origini, che ha visto Luca Enoch e Stefano Vietti, i due creatori del fumetto, confrontarsi con i lettori e raccontare i passaggi che hanno dato vita alla serie fantasy di Sergio Bonelli Editore.

I due autori partono proprio dal successo del Romanzo a Fumetti di Dragonero (successo che ha spinto la creazione dell’intera serie) e raccontano al pubblico la scelta di pubblicare di nuovo la prima storia di Ian & Co a colori e con numerosi extra (gli studi di Matteoni e la ripartizione dei capitoli scanditi con le mappe).

Prima di dare la loro sull’utilizzo del colore all’interno della serie, hanno annunciato che in futuro verranno ristampate a colori altre storie, così come andrà avanti la collaborazione con Mondadori per cui lo stesso Stefano Vietti scriverà il terzo romanzo di Dragonero.

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Sui colori Luca Enoch afferma:

Ci stiamo ragionando. La mia posizione personale è che la serie dovrebbe rimanere in bianco e nero per poter realizzare poi un vero speciale a colori. Tra un po’ cominceremo a lavorare su Young, una nuova serie mensile a colori per un target più giovane, e proprio per questo volevamo separare le due cose.

E Stefano Vietti:

Affrontare il colore vuol dire partire per tempo e con un’occasione storica per la serie che potrebbe trasformarsi in uno spartiacque. Non so che effetto avrebbe sul collezionista proporre improvvisamente i numeri a colori. Diciamo che siamo molto cauti. Le storie da libreria e gli speciali che stanno arrivando saranno probabilmente affrontati tutti con il colore. Inoltre con i disegnatori che abbiamo vi offriamo un ottimo bianco e nero.

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Dopo una breve analisi riguardante le difficoltà generate dal colore (a partire da che tipo di colore hanno la pelle e gli occhi dei personaggi principali fino alla necessità di doversi confrontare con i disegnatori e con i loro modo di usare la china), Luca Enoch ha raccontato come hanno deciso di modificare il Magazine.

Abbiamo diviso la storia in stacchi narrativi per integrarla all’interno del Magazine. Sarà, infatti una storia di 90 pagine spezzata in stacchi per cui avrete la storia distribuita all’interno del Magazine. Questo ci ha dato la possibilità di ambientare i vari stacchi  narrativi in ambienti diversi con dominanti di colori diversi. Le abbiamo affidate a dei coloristi diversi per far sì che sottolineassero in ogni tipo di ambiente con il loro particolare tipo di colorazione quello che andavamo a raccontare.

Stefano Vietti ha aggiunto:

Se riusciamo, vorremmo trasferire le immagini realizzate per il blog con i testi di racconto e trasformare il Magazine in una sorta di enciclopedia del mondo di Dragonero. Ci stiamo ragionando anche con la redazione poiché non vorremmo essere troppo autoreferenziali nel Magazine, un prodotto pur sempre di ampio respiro in cui si parla anche di film usciti durante l’anno e di altri argomenti legati al fantasy. Dal prossimo anno però avremo qualche pagina da gestire in questo modo e ci piacerebbe molto.

Luca Enoch ha poi spiegato che, terminato Lilith (2017), avrebbe intenzione di riprendere i romanzi Mondadori e trasformarli in volumi a fumetto disegnati da lui. Stefano Vietti inizia poi a raccontare l’anno che verrà, sottolineando quanto sia significativo per il fatto che si scopriranno tantissime informazioni sulla famiglia e sulla spada del protagonista.

Vi saranno una serie di appuntamenti che racconteranno del passato e della storia della spada di Ian, del ritorno a casa di Ian con tutto quello che è il suo misterioso passato. Vi porteremo perciò a scoprire il mondo dei suoi antenati e a conoscere la sua famiglia e suo padre.

E Luca Enoch:

La storia sul ritorno a casa di Ian sarà molto importante perchè ci sarà un’aggancio con la serie di Young Dragonero che ha come ambientazione di partenza la casa natale del protagonista dove Ian e Myrna vivono con il padre, la madre e il nonno. Vi presentiamo perciò in anteprima sulla serie regolare gli ambienti che ritroverete nella serie per ragazzi.

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Segue una breve spiegazione su come i due autori hanno ideato i nomi di Dragonero (poche desinenze che si ripetono prese in prestito dal greco, dal latino e dal rumeno) e su come siano state gestite le trame politiche del palazzo imperiale (sono in sottotraccia, ci sarà una storia doppia in cui verranno mostrati nuovi misteri e nuove importanti informazioni) e la rivelazione che presto vi sarà un cambio di prospettiva per cui le cose saranno raccontate  da un altro punto di vista, in modo di cambiare le carte sul tavolo.

Dopo aver raccontato della difficoltà di creare una serie di storie in stretta contiuity per via delle tempistiche strette (ma verranno date alla luce più avanti, il soggetto è già pronto), ci si è soffermati sul motivo della creazione della Gilda dei Tecnocrati e sull’ampiezza del mondo di Dragonero (il timore nei confronti dell’ignoto, è questo che genera meraviglia in questo mondo già di per sè insolito) per poi passare alla sessione di firmacopie.

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