Orfani: Terra Tour a Milano

Il 14 Gennaio alla fumetteria Supergulp di Milano si è tenuto il primo incontro dedicato a Orfani: Terra, ultima avventura in tre albi dedicata al mondo di Orfani, miniserie Sergio Bonelli Editore ideata da Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari.

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Per l’occasione Michele Masiero insieme a Emiliano Mammucari, Matteo Mammucari, Mauro Uzzeo, Giovanni Masi e Roberto Recchioni hanno presentato il progetto e parlato dell’albo Terra #1 –  Dalla cenere, primo prodotto Sergio Bonelli Editore uscito contemporaneamente in edicola e in fumetteria.

Dopo aver accennato proprio a questa particolarità dell’albo e alla decisione di creare una variant incentive omaggio per le fumetterie ogni dieci copie acquistate, ci si è soffermati sull’ esordio di Emiliano Mammucari come sceneggiatore e sul coinvolgimento di Gipi come copertinista di questa quinta serie.

Emiliano Mammucari ha poi presentato la squadra di disegnatori, composta da Alessio Avallone, Luca Genevose e Matteo Cremona, mentre Mauro Uzzeo ha sottolineato il fatto che a scrivere Dalla cenere, che si apre con la storia di due fratelli, siano proprio i due fratelli Mammucari. A proposito dell’esperienza lo stesso Emiliano Mammucari afferma:

“Sono tanti anni che sono disegnatore e proprio per questo c’è una partecipazione al disegno di un certo tipo, anche emotiva. Ma che cos’è la scrittura! Questa è la prima volta che scrivo e fa male in qualche modo perchè ti mette a nudo. Sono una persona che ci tiene al lavoro di squadra e scrivendo con Mauro e Giovanni ci siamo trovati a recitare le battute… Sono sicuro che questo esperimento della scrittura lo rifarò e che abbia cambiato la mia percezione del disegno. Inoltre in Bonelli c’è una tradizione di disegnatori passati alla scrittura…”

L’incontro si è chiuso con il firmacopie degli albi e della stampa realizzata per l’occasione dallo stesso Emiliano Mammucari.

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ComicArte Varese: incontro con Roberto Recchioni

2 Aprile 2016 – A Varese si è svolto l’incontro con Roberto Recchioni organizzato dall’Associazione ComiArte Varese presso la fumetteria Crazy Comics che ha visto lo sceneggiatore romano raccontarsi e confrontarsi con il pubblico a proposito della sua carriera, della sua concezione della donna e della filosofia nerd che sta imperversando in questi ultimi anni.

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Prima e dopo

“Nel corso degli anni ho capito come si facevano i fumetti e che ci volevo provare”. Non ci vuole molto a Roberto Recchioni per rendersi conto che il fumetto è la sua vita e che la sua strada è già segnata. Da quel momento, grazie alla sua grande forza di volontà e ad una buona dose di fortuna, riesce a farsi pubblicare da un piccolo editore e a dare una svolta definitiva alla sua carriera. “Non c’è un passo più grande di quello. Quando passi dal non essere pubblicato all’essere pubblicato hai compiuto il tuo più grande balzo professionale”.

Dai resti della sua prima pubblicazione nasce Pietro Battaglia e l’inizio della collaborazione con Eura Editoriale, lavoro che gli permette di ricavare il denaro necessario da investire nelle autoproduzioni Factory.

“L’autoproduzione è una strada importante per potere entrare in questo settore perchè obbliga il fumettista ad acquisire delle nozioni molto utili in relazione all’impaginato, al lettering, al modo in cui un albo viene mandato in tipografia, alla grafica, alle tempistiche.”

Da Napoli Ground Zero si passa a John Doe, personaggio che permette a Roberto Recchioni di entrare a far parte del cast di sceneggiatori della Sergio Bonelli Editore, per cui ora svolge il ruolo di Direttore Editoriale di Dylan Dog.

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Disegnatore o sceneggiatore?

“Penso il fumetto come un blockbuster hollywoodiano ma lo disegno come se fosse un underground americano. Le mie storie non si sposano quasi mai con il mio modo di disegnare, a meno che non decida di raccontare qualcosa di molto personale”. Così Roberto Recchioni racconta la sua difficoltà di approcciarsi al fumetto come autore completo, ricordando di come la sua carriera sia comunque iniziata facendo il disegnatore.

“Disegno perchè mi piace, perchè mi fa stare bene. Certe volte sono in grado di risolvere dei problemi più velocemente e nella maniera migliore rispetto a disegnatori più bravi di me. Ma non sarò mai un grande disegnatore. Come scrittore riesco ad essere bravo ogni tanto, come disegnatore mi costa molta fatica. Proprio per questo il mio io sceneggiatore non vorrebbe mai che il mio io disegnatore si occupasse delle sue storie.”

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Tra The Pink Album e le polemiche femministe

Dopo un breve excursus sui lavori personali (John Doe, La saga dei Samurai) e sui fumetti più amati (il primo ad essere citato non poteva essere altro che Il ritorno del Cavaliere Oscuro) e un’interessante analisi sulla sua rapporto con i social network (haters compresi), Roberto Recchioni ha parlato della sua collaborazione con Immanuel Casto, per cui ha realizzato le illustrazioni dell’ultimo album. “Credevo di conoscere il tipo di ostilità che poteva ricevere Immanuel Casto, mentre invece non ne avevo la più pallida idea.”

E sulle accuse di misoginia relative a Rrobe Porno e la polemica relativa la satira nei confronti della figura della ragazza nerd: “Sono accuse che mi vengono fatte da uomini” e “Il fenomeno della ragazza nerd è un fenomeno insopportabile. Le ragazze che ti dicono: <<Ma come sono nerd?>>, non sono nerd, stanno solo cercando di rispondere ad una categoria merceologica per ottenere un mio mi piace”.

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Da Jun a Rosa, la forza di essere eroine

Quando faccio notare il contrasto tra le “critiche femministe” che Roberto Recchioni subisce e la presenza di moltissimi personaggi femminili all’interno delle sue opere l’autore risponde: “In Orfani è pieno di personaggi femminili fortissimi: c’è Sam, c’è la Juric…Sì, è vero che sono cresciuto con Aliens di Cameron e con in mente donne che mi verrebbe da definire donne-uomini, però se penso a Juno, a Jun della serie dei Samurai e mi sembra di aver dato vita a dei bei personaggi femminili. Rosa è un personaggio di cui sono molto orgoglioso.”

Partendo poi dal rapporto che lega Rosa, Seba e Nuè, Roberto Recchioni racconta la sua personale visione dei rapporti interpersonali.

“Per me qualsiasi tipo di rapporto vale, ad eccezione di quando vuoi costringere una persona a fare qualcosa che non vuole fare. È molto difficile far passare questo concetto dentro un fumetto e farlo senza malizia. […] Il problema è che c’è molto perbenismo.”

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Sceneggiatura vs Editing

E sul rapporto tra il suo lavoro come Direttore di testata e quello di sceneggiatore afferma che: “È difficile e finirà. Non è un segreto che il mio incarico in Bonelli sia una mission a scadere. Quando riterremo che determinate strade sono state esplorate o quando il tempo che ho dato a disposizione si esaurirà io mi dimetterò tranquillamente. Non sarò mai un curatore eterno. Io sono un autore e un produttore di fumetti.”

E ancora: “L’esperienza è interessantissima, ha presentato moltissime difficoltà nuove, anche umane, e mi ha permesso di capire molte cose su di me. Ed è terribile quando vuoi scrivere e invece devi revisionare. Ho scritto meno Dylan Dog di quanti avrei voluto anche per quello.”

D’altro canto la possibilità di portare in Bonelli autori insoliti e di ripensare il formato degli albi speciali sono state esperienze che l’autore ha molto amato e di cui è particolarmente fiero.

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L’importanza del dolore e il firmacopie

Dopo aver raccontato le difficoltà relative la modernizzazione di Dylan Dog, come è nato il vampiro Pietro Battaglia e cosa lo ha spinto a scrivere Ya, si parla del tema del dolore e dell’importanza che ha nei suoi fumetti. “Cerco sempre di trattare il dolore come momento di creascita e di creazione.” racconta. “I miei personaggi attraversano sempre dei riti di passaggio legati al dolore e alla sofferenza che li porta o a diventare più forti o a cambiare in maniera radicale”.

Terminate le domande è iniziato la sezione firmacopie per i fan presenti.

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Qui di seguito trovate il video integrale dell’incontro. Enjoy it!

Recensione di Orfani: Nuovo Mondo #1 – L’aliena

La terza stagione di Orfani: Nuovo Mondo inizia il mese di ottobre proponendoci L’aliena, albo che, come si può notare dalla splendida (e centrata) copertina di Matteo De Longis, vede come protagonista assoluta Rosa, l’ultima superstite delle precedenti avventure della famiglia anticonvenzionale di Ringo, nel ruolo di fuggitiva ed extracomunitaria del Nuovo Mondo, pianeta colonizzato dagli umani su cui è fuggita grazie ad una nave clandestina.

Ed è proprio con l’approdo sul pianeta che cominciano le disavventure della ragazza che, scampata da morte certa dopo un attacco alla navicella da parte della guardia marina, deve vedersela con le numerose minacce che vi albergano, siano esse pericolosi mostri o i Cani, robot automizzati a caccia di intrusi.

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L’albo, meno esplosivo dei precedenti numeri uno (in Orfani #1 assistevamo alla distruzione di buona parte dell’Europa, in Ringo #1 al suo scoppiettante ritorno in scena con tanto di famiglia allargata), risulta una lettura piacevole e permette, senza superflue spiegazioni (quelle necessarie sono messe in bocca a Host, il robot assistente di volo che accompagna Rosa durante il viaggio) a Roberto Recchioni e Luca Vanzella di trattare due tematiche complesse come materità e immigrazione e di intrecciarle grazie all’intelligente e sfaccettata caratterizzazione della protagonista, sviluppata e gestita molto bene anche nella precedente stagione.

In primo luogo si assiste alla crescita e al cambiamento di Rosa che ha trovato finalmente qualcosa per cui vivere (e non morire, come il suo attaccamento nei confronti dei moti rivoluzionari contro il governo Juric) e che, come una moderna Sarah Connor, ha trovato le forze per combattere una guerra diversa il cui scopo è rimanere illesa. Gli sceneggiatori riescono nell’intento di dare spessore e profondità al personaggio senza privarla del tutto della spensieratezza che, nonostante le dure prove a cui è stata sottoposta e le perdite che ha subìto, è ancora viva nella ragazza, trapelando dalle pagine del suo diario, in cui c’è ancora spazio per i sogni e i finali a lieto fine. Inoltre il difficile passaggio dalla condizione di figlia alla condizione di madre orfana di padre appare ben strutturato dall’apparizione di Ringo che, come in un sogno ad occhi aperti, accompagna la giovane attraverso l’intricata foresta, così come l’importanza di avere in grembo una nuova vita e la distorsione del concetto di amore materno (rappresentato da Sam, figlia putativa della Juric) sono accennati in maniera esaustiva nelle pagine finali.

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In secondo luogo ci vengono mostrati i quattro protagonisti che fanno parte del complesso problema sociale dell’immigrazione: la Juric, che rappresenta le autorità da cui dipendono le scelte di una linea più o meno dura, la guardia marina (tutta al femminile), che si presenta come il corpo armato che “respinge” i forestieri senza permesso, Rosa,  la profuga in fuga, e Rollo e Cesar, gli scafisti che per denaro trasportano senza scrupoli le persone che riescono a pagare il pedaggio. Senza prendere una posizione ben delineata l’albo si limita a mostrarci le azioni dei comprimari, permettendo al lettore di comprendere le dinamiche che governano il nuovo pianeta e di scoprire l’oscurità che alberga dentro ciascuno dei personaggi caratterizzati da personalità controverse spesso goverate da cieco egoismo. L’ incapacità del lettore di percepire ogni singolo protagonista come un modello positivo rende più oggettiva l’analisi degli eventi che si susseguono, fortemente correlati all’attualità e alla situazione critica che ha vissuto l’Europa in questi mesi.

I disegni di Gigi Cavenago svolgono al meglio la funzione di rendere piacevole e rapida la lettura grazie all’utilizzo di inquadrature che concedono il giusto grado di dinamismo alle tavole e ad un’ottima caratterizzazione espressiva dei personaggi. Nonostante non si raggiunga il livello di sperimentazione che abbiamo apprezzato in #Orfani 11, il disegnatore, con pochi e “semplici” tratti, riesce a delineare un intero mondo, a dare la propria personale interpretazione dei protagonisti della serie (e di Rosa in particolare) e a creare una netta divergenza tra i mostri autoctoni che sbucano dalle profondità del pianeta con le loro silouette morbide e arrotondate e le guardie di frontiera, complessi robot umanoidi che discendono dall’alto scortati dalle navicelle governative. Ricordando in parte l’aria che si respira nell’universo di Star Wars, dove se si presta poca attenzione alle minacce naturali si rischia grosso, la lotta che prende piede nelle pagine finali sembra proprio rappresentare l’idea che non vada sottovalutato il pericolo che deriva dalla natura incontaminata e sconosciuta, concetto che culmina a pagina 75, dove una tavola costruita a ventaglio sottolinea prepotentemente la forza primordiale del’habitat e degli animali che ci vivono e che possono facilmente sopraffare Rosa.

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Il lavoro di Annalisa Leoni si sposa bene con lo stile di Gigi Cavenago e riesce, tramite l’uso del blu e del rosso, che indicano il contrasto tra bene/male e naturale/artificiale, a donare alle varie pagine la giusta dose di tensione e a definire per mezzo dei contrasti la pericolosità insita nel nuovo mondo. Interessante quindi osservare come alle tavole legate ai robot e alla loro descrizione, in rosso, e a quelle in cui Rosa si scontra con i mostri che abitano la sua nuova casa, prevalentemente in blu, si aggiungano le pagine 76 e 77, completamente dominate dalle tonalità del giallo che, come visto in precedenza anche in Orfani e Ringo, riportano Rosa nel limbo dove si trovano gli Orfani morti a dar vita ad una sorta di dejavu che ci accompagna di stagione in stagione in cuu ci vengono mostrati i personaggi che hanno sprecato la loro possibilità di redenzione.

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Orfani: Nuovo Mondo #1 si presenta quindi come un prodotto differente dai precedenti numeri uno di Orfani e Orfani: Ringo, risultando meno ricco di colpi di scena ma mantenendo un ritmo costante e piacevole che permette al lettore di concentrarsi sulla psicologia dei protagonisti e sulle dinamiche che prevalgono all’interno della colonia governata dalla Juric.

In viaggio con Ringo

Ora che Orfani: Ringo #10 – Animali selvaggi è in edicola da un po’ e che la seconda stagione della miniserie Sergio Bonelli Editore volge al termine, mi sono riproposta di fare un piccolo tratto del viaggio on the road dei quattro protagonisti in occasione del loro passaggio a Milano.

L’itinerario che decidono di seguire Ringo, Rosa, Seba e Nuè è molto semplice e si tratta del percorso che da Stazione Centrale passando per Porta Venezia arriva al Duomo prima e al Castello Sforzesco poi. Buona parte del viaggio corre quindi in parallelo con i binari della metro rossa e segue alcune delle vie principali di Milano. Al contrario di quanto si muovevano nel sud del paese, gli orfani si spostano all’interno della città seguendo strade ampie circondate dai palazzoni simbolo del capoluogo meneghino a ricordarci che, Corvi a parte, c’è molto poco da temere. La città è deserta, più o meno.

Si parte da Stazione Centrale, luogo in cui troviamo Ringo & Co. svegliarsi, uscire dal treno sul quale si sono rifugiati e partire in perlustrazione tutti insieme. Grazie alla nuova conformazione e alle scritte EXPO presenti nei finestrini dei nuovi freccia rossa non ho avuto modo di scattare le prime foto così come i nuovi regolamenti imposti per l’evento mi hanno impedito di fare lo stesso all’interno della stazione (immaginatemi là dentro con i bagagli e il fumetto in mano nel tentativo di fotografare decentemente la struttura!). Ho ovviato il problema cercando qualche immagine utile dal web.

Milano

Stazione 3

Sazione 1

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Si esce.

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Alla sinistra della stazione si snoda Via Vitruvio protagonista della seconda vignetta di pagina 12.

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Da qui le vignette successive, che si riferiscono all’avvistamento di uno dei Corvi, ci mostrano Porta Venezia, “braccio più centrale” di Corso Buenos Aires che si protende verso San Babila e Duomo. Ci troviamo proprio a due passi dai bastioni (anche se non li vediamo all’orizzonte, forse son distrutti) e, guardando verso Palestro, possiamo individuare sulla sinistra il palazzo dove si è appostato Jonas.

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Mentre i quattro si confrontano sull'”immortalità” dei Corvi, si spostano verso Palestro. Nelle vignette di pagina 17 risulta abbastanza semplice individuare il Museo della Scienza e i palazzi che gli si affacciano (l’ufficio postale e la banca che gli è di fronte per esempio).

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Da Corso Venezia verso San Babila. Qui mi soffermo ad osservare i palazzi che appaiono distrutti nell’albo e lo stato disastroso in cui si trova la fontana. Ma il Duomo mi aspetta…

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In realtà il Duomo, nel volume appare solo di sfuggita, pur essendo il grande protagonista della copertina di Emiliano Mammucari. Partendo dal presupposto che il percorso che compiono Ringo, Rosa, Seba e Nuè sia il modo più semplice e immediato per raggiungere il Castello Sforzesco (da Via Dante) passando da Duomo, ho considerato tutto ciò una scelta ponderata, l’idea di incentrare l’azione prevalentemente tra Castello Sforzesco e Parco Sempione.

Senza dilungarmi troppo: la copertina.

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Arrivati a Cairoli Ringo combatte coi lupi senza l’ingombro di Expo Gate…

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…suscitando, con la sua vittoria, l’ululato di Jonas, che risuona fino a raggiungere il Duomo.

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Foto scattata da Terrazza Martini. L’inquadratura è perfetta!

Sconfitto l’ennesimo nemico “naturale” di Ringo (quasi a ricordarci che il nostro eroe era un torero addestrato a riconoscere la purezza e la nobiltà della lotta ad armi pari contro gli animali), i quattro si recano all’interno del cortile del Castello Sforzesco, dove infine si separano.

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Da qui Rosa, Seba e Nuè si separano da Ringo, recandosi a Parco Sempione passando per il Castello in modo da trovarsi di fronte all’Arco della Pace.

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Ringo invece, sempre nel cortile del Castello, deve riprendersi in fretta per combattere contro Jonas che gli rivelerà delle importanti informazioni.

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Da pagina 51 fino alla fine l’azione si svolge a Parco Sempione dove il gruppo si riunisce di nuovo, pronto a dover affrontare uno dei momenti più drammatici della serie (di cui non vi dirò altro, semmai foste venuti a curiosare non avendo letto l’albo).

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E con questo termina il mio tour di Milano guidata dal lavoro di Roberto Recchioni, Luigi Pittaluga e Luca Saponti. Vi lascio con la promessa di non abbandonare questa mia bizzarra idea di rivivere le disavventure che i personaggi dei fumetti affrontano nella mia città nella speranza di farvi conoscere meglio Milano e farvela amare almeno un po’.

Orfani: Ringo – Bao Boutique e Ringo #9

In occasione del firmacopie dedicato a Ringo che si è tenuto sabato in Bao Boutique (Milano, Via Vigevano) e che ha avuto come ospiti Emiliano Mammucari, Mauro Uzzeo e Carlo Ambrosini, vi propongo una serie di foto che ho realizzato durante l’evento insieme una breve recensione di Ringo #9: Tabula Rasa. Buona lettura!

La recensione

Ringo, Seba, Nuè e Rosa si trovano in Emilia Romagna pronti a percorrere l’ultimo tratto di strada che dovrebbe portarli nello spazioporto illegale nascosto nell’oscurità del nord Italia. Quella che dovrebbe essere una lunga camminata in mezzo alla cenere si trasforma in un macabra esperienza all’insegna dei labili limiti morali dell’essere umano.

Discostandosi dal numero precedente, fortemente incentrato sui traumi del passato che hanno reso tali i nostri protagonisti, Ringo #9 è un albo che obbliga noi e il nostro quartetto a confrontarsi con il futuro. Mauro Uzzeo trascina il lettore all’interno di un incubo tribale dove le teorie che scardinano il nostro attuale concetto di moralità danno il ben servito al concetto di istinto di sopravvivenza.

In primis ci vengono riproposte e estremizzate in chiave macabra tutta quella serie di prese di posizione che spesso intasano web e social network. Tramite le spiegazioni degli abitanti della Pianura Padana e la visione dei loro rituali siamo catapultati in un sistema dove il sacrificio umano è una pratica utile, una sorta di conversione estrema, in cui l’uomo paga le sue colpe divenendo in tutti i sensi carne da macello.

In secondo luogo osserviamo Ringo, Rosa, Seba e Nuè relazionarsi per la prima volta con il concetto di futuro. I quattro lottano la propria personale battaglia per sopravvivere e per raggiungere i compagni verso un ipotetico lieto fine che, sotto sotto, anche lo stesso Ringo agogna. Ci si trova perciò a ragionare di nuovo (e in maniera più profonda) sui valori  fondanti della nostra società e sulla morale comunitaria che definirebbe i quattro protagonisti una famiglia atipica. Tabula rasa sembra quasi volerci ricordare che non siamo tanto noi, singoli individui, a definire come è più consono e corretto agire e comportarsi quanto la stessa società corrotta in cui viviamo.

Ai numerosi livelli di lettura e agli ingegnosi espedienti narrativi (si veda, per esempio, l’uso nei dialoghi della tribù di alcuni testi della band punk CCCP), si accostano i disegni espressivi e disturbanti di Matteo Cremona e la peculiare ed efficace struttura delle tavole che mettono in subbuglio la gabbia bonelliana. Il tratto del disegnatore si allinea in maniera perfetta alle tematiche dell’albo, proponendo al lettore sequenze allucinanti e stranianti (il trip di Ringo sotto effetto di droga, per esempio) e trasportandolo dentro la griglia grazie al dettagliato studio delle pose dei personaggi e all’attenta caratterizzazione delle loro espressioni facciali.

Grande rilievo acquista anche la costruzione delle tavole, in cui gli strappi alla regola diventano un modo efficace per gestire i tempi di lettura, senza apparire forzate o un mero esercizio di stile. Ne sono un esempio la vignetta sequenziale e centrale delle pagine 42-43 (già citata sopra) e la cruda sequenza verticale delle pagine 52-53 e di quelle che le succedono: due splashpage, che rappresentano Ringo e Rosa in una situazione analoga enfatizzando la crudeltà del popolo in cui sono incappati, e una doppia splash page con visione dall’alto in grado di dare allo stesso tempo una panoramica d’insieme del villaggio e un ritmo incalzante all'”orrorifica” vicenda.

Senza dubbio le atmosfere e la crudeltà della storia sono immediatamente percettibili grazie alla presenza dei colori. Giovanna Niro e Fabiola Ienne riescono con il forte contrasto tra grigio, toni caldi e toni freddi a trasferire le emozioni nei colori, sottolineando il lavoro di pregio del disegnatore. Il grigio diventa perciò il colore delle cenere e della devastazione (la fruttifera Pianura Padana, fonte di agricoltura e allevamento, è infatti arida e sterile), i rossi amplificano il ruolo della violenza e della tortura come rituali di morte e rinascita e il ciano abbraccia le azioni e le reazioni dei protagonisti che lottano, si nascondono e si ricongiungono.

Insomma Tabula Rasa è un albo che consiglio a tutti (anche a chi non ha mai letto un numero di Orfani o Ringo) poiché, con la sua modernità e complessità, ci dimostra quanto il fumetto popolare abbia ancora da dire, senza scadere in formalismi e semplicismi.

Incontro in Bao Boutique

Il 27 giugno dalle 17.30 alle 20.00 Emiliano Mammucari, Mauro Uzzeo e Carlo Ambrosini hanno firmato e dedicato le copie del primo dei quattro volumi di Ringo deluxe editi Bao Publishing. Il fumetto, ricco di extra e disponibile in copertina regular (Emiliano Mammucari) e variant (Gigi Cavenago) raccoglie i primi tre albi della serie Bonelli: Ancora vivo (Recchioni-Mammucari), Nulla per nulla (Maresca-Uzzeo) e Città aperta (Recchioni-Ambrosini). Dopo una breve chiacchierata in cui i tre hanno raccontato piccoli aneddoti relativi il loro lavoro sullo testata (tra cui l’emozione di aver avuto nella rosa dei disegnatori lo stesso Carlo Ambrosini), si è dato subito il via ad un firmacopie tutto spoiler allert che non mi ha dato la possibilità (ahimè) di fare le mie domande su Tabula Rasa a Mauro Uzzeo e Matteo Cremona, presente anche lui all’evento.

Qui di seguito trovate una serie di mie foto scattate per l’occasione!

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Vi lascio con una nota a margine. Su Lo Spazio Bianco c’è un bellissimo articolo di approfondimento relativo Tabula Rasa frutto del lavoro di Ettore Gabrielli. Leggetelo che ne vale la pena. QUI il link.

 

 

 

 

Creare un mondo – Orfani

Qui di seguito trovate un mio vecchio resoconto dell’incontro con Roberto Recchioni tenutosi presso l’Università di Varese nel gennaio del 2014 a proposito di Orfani. Ho deciso di asciugarlo e riproporvelo perché in quest’occasione sono state prese in considerazione le fasi di realizzazione della miniserie Bonelli e trovo sempre interessante quando un autore si prende la briga di raccontare ad un pubblico giovane come nascono i mondi da lui creati.

Ma da dove si inizia quando si deve creare una miniserie?

Punto Primo: Inventare la storia

Dopo aver avuto la possibilità di presentare un progetto alla Sergio Bonelli Editore, Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari hanno cominciato ad immaginare le possibili storie da proporre come soggetto per una futura miniserie. I due autori, dopo un paio di tentativi andati a male, hanno deciso di ripartire dal concetto di “genere” cercando di individuare contesti e ambientazioni specifiche e optando per la creazione di un fumetto di fantascienza bellica. Ciò ha significato avere a che fare con due mostri sacri della letteratura di genere come Heinlein e Haldeman. Con Orfani si è cercato di fare la stessa cosa che fecero gli autori sopracitati raccontando una storia di formazione propria che sfrutta figure archetipe ben definite.

Tramite Orfani esprimo il mio punto di vista su ciò che gli stati e i governi stanno facendo alle generazioni più giovani. All’inizio questo concetto appare chiaro ma sfumato, mentre poi con l’andare del tempo nella narrazione diventerà sempre più forte e predominante.

Orfani 2

Punto secondo: Presentare un progetto

Generalmente ci sono vari modi per presentare un progetto. Il modo più semplice è fare un po’ di studi, scrivere il soggetto e presentarlo alla casa editrice che lo legge e decide se approvarlo. Per Orfani è stata creata anche una “bibbia”, faldone contenente tutti i materiali di riferimento riguardanti i personaggi, le armi in dotazione e le ambientazioni.

Punto Terzo: Creare i riferimenti all’equipe che lavorerà sul progetto

La forte continuity delle miniserie necessita infatti che in ogni episodio venga rappresentato lo stesso universo sempre nella stessa maniera e proprio per questo i creatori si sono visti costretti a dotare disegnatori e coloristi di numerosi e dettagliati riferimenti visivi. Sono stati affrontati perciò lo studio dei personaggi, lo studio dell’oggettistica, la modellizzazione 3D dei protagonisti, lo studio degli alieni, lo studio degli ambienti e lo studio dei veicoli.

Orfani 1

Punto Quarto: Realizzazione del progetto

Solo dopo aver iniziato il lavoro su tavole e sceneggiatura il progetto ha iniziato a rivelarsi per quello che era veramente: un fumetto fortemente incentrato sulla storia di un gruppo di personaggi, sui loro sentimenti, sulle loro interazioni e relazioni e su come il governo interferisce nelle loro vite.

Ci siamo resi conto che tutto quello che avevamo messo nella bibbia, la parte dei dettagli tecnici, di come fare le armi, dei nomi dei veicoli non solo erano inutili, ma sviavano in termini narrativi il centro della storia. Quindi siamo andati via via pulendo tutto.

Tale processo di semplificazione ha avuto lo scopo di rendere più coerente l’universo di Orfani , in modo da far risaltare i personaggi, esattamente come se si trattasse di un dramma teatrale. L’uso di sue flussi narrativi si è rivelata invece essere più una necessità dello sceneggiatore, affascinato dal momento di vuoto che si sarebbe sviluppato tra il passato e il presente dei protagonisti.

È stato poi scelto il gruppo di disegnatori a cui sono state mandate le prime sceneggiature e si è cominciato a pensare alla colorazione. Quest’ultima è diventata una vera e propria spina nel fianco, necessitando di una metodologia specifica per colpa della carta in uso e dei tempi di realizzazione.

L’approccio a colori della prima serie è stata incredibilmente difficile e lunga. Per la seconda abbiamo cercato di trovare un approccio un po’ più razionale, ragionando molto sulle dominanze forti. Esattamente come l’estetica del noir americano nasce dall’esigenza di portare avanti le riprese senza la possibilità di usare numerosi fonti di luce per problemi di budget, così abbiamo rivisto la colorazione della seconda stagione per un questione di tempistica.